Balzi ribelli - Michele Zizzari

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Balzi ribelli

Sinossi Opere poetiche e narrative

Balzi ribelli

Breve introduzione - Un moto neopoetico, una spregiudicata ricerca formale che si contamina di linguaggi sperimentali, narrativa e impegno civile. Parola che non teme di affondare come un bisturi nelle piaghe dell’umanità e di mettere a nudo contraddizioni, vizi e storture delle nostre esistenze e del mondo, fondendo la lirica alla cronaca, la meraviglia alla bestemmia, la memoria all’ironia, l’urlo al sussurro, il delirio visionario alla cruda realtà. Una poetica autentica, magmatica, radicata nello spirito vulcanico e nell’arte performativa del popolo partenopeo. Un antidoto contro lo strapotere omologante dei media, un’irriducibile autonomia espressiva e di critica sociale che svela la palpitante verità oltre le veline dell’apparenza e della propaganda del pensiero dominante. Ai poeti non si comanda, a loro conviene restare liberi e veri.


Sinossi - La poesia è un antidoto
, una delle narrazioni possibili (forse la più audace, sincera ed efficace) per arginare lo strapotere omologante dei media e delle mode; perché dà voce a ciò che non può essere visto, che non viene detto o che non si ha il coraggio di dire, all’indicibile, all’inconfessabile, alle più profonde e segrete aspirazioni umane. Ѐ parola che osserva e descrive, che indaga e svela, che dà e rinnova il nome e il senso delle cose, dell’esistenza e di ciò che si vede, si pensa e si prova. Ma è anche un potente mezzo di denuncia e di critica sociale, perché verbo di un’ostinata e irriducibile autonomia espressiva che sfugge al subdolo condizionamento operato dal mercato generalizzato delle idee, dell’arte, del dire, delle relazioni umane e dei sentimenti; per mostrare la palpitante verità oltre le veline dell’apparenza, della fiction e della propaganda del pensiero dominante. Ѐ inoltre la pratica creativa più democratica che esista: basta un foglio e una penna.


La Parola è un fattore di trasformazione della società, della cultura e della storia; e in quanto tale può essere strumento di dominio e di manipolazione delle coscienze, e allo stesso tempo di liberazione e di emancipazione degli individui e dei popoli. Nell’era della pubblicità, della dominazione visiva e della comunicazione virtuale, solo la poesia può competere con la velocità corruttiva delle immagini, opponendo a quelle dell’inganno e del rapido consumo quelle dell’autenticità del sentire e dei valori. Se un romanzo è un film, un testo poetico è senz’altro un videoclip, più adatto della grande narrazione alla guerriglia semiologica e allo scontro semantico in atto.


Balzi ribelli
sono liberi versi di movimento, d’onda e istanza di cambiamento, moto ribelle, rivolta, arrevuoto. Parola e narrazione (si spera contagiose) di mutamento e di ribaltamento, che non hanno paura di "sporcarsi di grasso", di affondare le dita nelle piaghe millenarie dell’umanità, di dire come stanno le cose, di misurarsi con la verità e di mettere a nudo contraddizioni, conflitti, vizi e storture dei nostri vissuti interiori, della società, della politica e del mondo contemporaneo.
Ai poeti poi "non si comanda
", "a loro convien restare liberi e veri"; e per loro fortuna la poesia non ha obbligo di rispettare sintassi, stili codificati o buone maniere, tanto meno l’etichetta del politicamente e socialmente corretto; libera com’è di fondere la meraviglia alla bestemmia, la lirica all’ironia, il discorso serio alla satira e allo sberleffo, l’urlo al sussurro, la melodia al ritmo sincopato, il delirio visionario alla cruda realtà. L’autore stesso avverte e vive la propria scrittura come mo/ut-azione neopoetica militante, nella quale una spregiudicata ricerca formale si contamina di linguaggi sperimentali, la poesia di narrativa e la scrittura di impegno e azione civile e sociale, come testimonia la sua biografia. Zizzari è infatti anche autore e regista di teatro, promotore e conduttore di esperienze teatrali con adolescenti e giovani a rischio di marginalità, con persone che vivono disagio psichico, detenuti, migranti e senza tetto.
Poesia quindi che parla al mondo e del mondo: di quello in cui viviamo nel presente e che lasceremo in eredità, e di quello che vorremmo e sogniamo per il futuro; di bisogni e desideri; di realtà e di utopie; di pace e libertà; di disagio esistenziale e sociale; di vita vissuta e di memoria storica; in una prospettiva universale che tutti coinvolge e chiama in causa, come impongono le grandi questioni politiche (come quelle sui diritti umani e civili), la crisi cronica dell’economia e l’incombente collasso ambientale del pianeta; con uno sguardo particolare dedicato agli ultimi e ai meno fortunati della Terra.


La poesia di Zizzari ha poi un contenuto partenopeo, perché figlia di una Terra in tumulto, dove l’incanto, il canto e la protesta non si arrendono mai; dove l’odore dei caffè, del basilico e del mare si mischiano a quello della povertà, del sangue e delle discariche; dove le contraddizioni sociali del mondo sono le vene aperte e sanguinanti di un Sud nel bel mezzo del cosiddetto Occidente avanzato. Una scrittura che senza dubbio affonda le sue radici nel magmatico vulcanico animo di un popolo, quello napoletano, che se da una parte conserva uno sguardo ingenuo e autenticamente poetico, dall’altra mostra invece tutto il suo spirito polemico e spigoloso, allergico a ogni forma autoritaria, il rancore per le ingiustizie e le discriminazioni subite, l’irrisione sagace e il tumulto.

 
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