Dove fuggite alla vista di un uomo? - Michele Zizzari

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Dove fuggite alla vista di un uomo?

Sinossi delle opere


"Dove fuggite alla vista di un uomo?"

Testi di Michele Zizzari e musiche dal vivo di Moussa Kienou.


"Dove fuggite alla vista di un uomo?"
è uno spettacolo poetico musicale di teatro-conversazione per la fratellanza universale, che - attraverso l’improvvisazione teatrale, l’ironia, la musica e la poesia e partendo dalle reazioni ai fenomeni migratori – riflette sulla banalità del pregiudizio e del razzismo; per individuare nell’accoglienza, nella solidarietà, nel rispetto dell’altro e delle diversità, nei diritti e nella giustizia sociale i valori fondanti della civiltà. Messo in scena nel 2019 al Teatro Verdi di Forlimpopoli.

"Dove fuggite alla vista d’un uomo? Forse un nemico credete che sia?
[…] Ma questi è un povero naufrago, mandatoci in dono, e dobbiamo curarcene.
Vengon tutti da Zeus: ospiti, poveri e naufraghi; e un dono, è cosa preziosa.
"
Così recita, più o meno, il Canto VI dell’Odissea, che (già prima di Cristo, Buddha e Maometto) rifletteva sulla sacralità dell’ospitalità, dell’accoglienza, della solidarietà e del soccorso a chi è difficoltà: ospite, povero, ammalato, straniero o naufrago che sia. Una sacralità che non ha solo a che fare con la dimensione strettamente morale o religiosa, ma che riguarda i valori fondanti della coscienza umana in senso lato, dell’Ethos, dell’Humanitas e della Civiltà.  Una disponibilità d’animo, di pensiero e di azione che è precondizione indispensabile di ogni sana relazione umana: tra individui, tra gruppi, tra comunità, tra popoli e culture.
Tanto più necessaria se consideriamo che siamo ormai parte di una sola comunità globale e multiculturale, sempre più dipendente da politiche sovranazionali e macro-economiche e da una vasta rete di scambi commerciali, relazioni sociali, conoscenze, informazioni e comunicazioni che interagiscono in tempo reale su scala planetaria grazie alle tecnologie avanzate. Quello che accade in una parte del pianeta o a una parte dell’umanità influenza e condiziona il resto del mondo, legati come siamo nella buona e nella cattiva sorte; che si tratti di strategie economiche, eventi politici, conflitti bellici, fenomeni ambientali (come i mutamenti del clima) o sociali, come quello migratorio. Una realtà dove non è più possibile pensare di vivere separati dagli altri o di restare indifferenti a ciò che accade altrove
e all’altro; perché di quell’altro e di quell’altrove ne siamo parte; e – piaccia o no – ne dobbiamo aver cura.
Viviamo una dimensione esistenziale, sociale, politica ed economica che implica una consapevolezza  globale
capace di vedere nell’altro da sé un dono, una fonte di ricchezza e un’opportunità, e non un competitore o un nemico da vincere o da respingere; una condizione nella quale risultano anacronistici il razzismo, la xenofobia, l’intolleranza, il pregiudizio, la disuguaglianza e la negazione dei diritti.
Questioni che però ancora tormentano l’umanità e che continuano a minare le relazioni tra le persone, le culture e i popoli, producendo odio e conflitti.  Il tema dell’emigrazione va quindi trattato per promuovere una cultura fondata sulla conoscenza e sul rispetto reciproci, sull’ascolto e sulla comprensione dei fenomeni umani e sociali, per contrastare la sottocultura della paura, del pregiudizio e della contrapposizione; e il Teatro è senz’altro uno degli strumenti più efficaci per farlo.

 
 
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