Teatro in carcere - Michele Zizzari

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Teatro in carcere

Attività di scrittura, creative e teatrali
condotte da Michele Zizzari
con le detenute e i detenuti della Casa Circondariale di Forlì


Le attività teatrali presso la Casa Circondariale di Forlì sono cominciate nell'ottobre 2002 con il primo laboratorio teatrale, preceduto da un corso di Scrittura Creativa (tenuto dallo stesso Zizzari) che aveva incontrato un elevato gradimento tra i detenuti, gli operatori e le educatrici dell'Istituto.
Le attività - che non sono di carattere continuativo, ma che vengono rinnovate a contratto anno per anno in base alla disponibilità economica dell'Amministrazione penitenziaria e ai contributi della Provincia - sono poi continuate, attraverso 3 laboratori teatrali, fino al giugno del 2005 con l'ultima rappresentazione.


I laboratori hanno impegnato  circa 20 tra detenuti e detenute di diverse regioni italiane e diversi paesi stranieri, che col regista hanno formato il Gruppo di Teatro  Compagnia della Rocca, dando vita a un esperimento teatrale originale, avanzato e di rilevante spessore educativo, sociale e artistico; assieme e dentro a un'esperienza umana e di confronto reciproco molto intensa, che ha prodotto una crescita straordinaria e una forte presa di coscienza del gruppo e di tutti i suoi componenti. Si tratta della prima esperienza di un laboratorio teatrale permanente in un carcere che vede coinvolti e impegnati insieme donne e uomini detenuti durante tutto l'anno. Per questo viene invitato a diversi convegni sul tema Teatro e Carcere dove incontra i registi delle più importanti esperienze come Armando Punzo e Annet Henneman della Compagnia della Fortezza di Volterra, Donatella Massimilla della Nave dei Folli che opera al Carcere di San Vittore, Horacio Czertok e Cora Herrendorf del Teatro Nucleo di Ferrara, Michalis Traitsis che opera nel Carcere della Giudecca a Venezia e a Ferrara e di altri come Moni Ovadia che interviene in uno dei suoi laboratori. L'esperienza di Forlì suscita poi l'interesse di Vito Minoia ed Emilio Pozzi tra i massimi esperti e docenti di Teatro Sociale all'Università di Urbino e Milano e codirettori della Rivista Teatri delle Diversità coi quali collabora in diverse iniziative.

La Compagnia della Rocca ha potuto così realizzare in proprio - nonostante le difficoltà di spazio, di materiali e gli scarsi mezzi - ben 3 spettacoli teatrali di notevole livello drammaturgico e attorale.
Il gruppo - eterogeneo per età, sesso e provenienza - ha mutato sovente di composizione, sia durante il corso del laboratorio che negli anni, in quanto costituito da un nucleo-base molto ristretto di detenuti definitivi (lo zoccolo duro del gruppo) e da una dozzina di altri detenuti, soggetti invece a dimissioni, a trasferimenti o impegni lavorativi. La partecipazione - gratuita e volontaria - è stata comunque tenuta aperta a tutti i detenuti e le attività non hanno mai avuto carattere esclusivo.

1° anno - Il primo laboratorio, terminato nel giugno del 2003, ha dato vita alla rappresentazione di 2 opere: la prima, Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo viene messa in scena nello stesso Istituto di pena di Forlì il 9 gennaio 2003 alla presenza di un pubblico quanto mai interessato e numeroso. L'evento, ripreso dagli operatori di RAI 3, è andato poi in onda in un servizio del Tg regionale di sabato 11 gennaio alle ore 14.00;
e la seconda, Quando dal letame nascono i fiori
, dello stesso Michele Zizzari, viene rappresentata il 7 e replicata l'8 giugno 2003. Dedicata a Fabrizio De André, vede in scena i personaggi più significativi delle canzoni del cantautore genovese; personaggi che dal punto di vista esistenziale sono molto vicini al vissuto dei detenuti e delle detenute interpreti.
L'opera, di notevole contenuto poetico e drammatico e dal forte impatto emotivo, suscita un profondo coinvolgimento del pubblico e un grande interesse in città, richiamando l'attenzione degli addetti ai lavori (registi e operatori penitenziari) anche a livello nazionale; fatto che ci ha permesso di partecipare al 1° Convegno Nazionale "Esperienze teatrali in carcere"
tenutosi a Saluzzo nel luglio del 2004, durante il quale, per la prima volta, si sono confrontate le esperienze più significative e si sono incontrati direttori, funzionari, agenti, educatori, registi, attori, docenti universitari e operatori sociali di tutt'Italia. Si è trattato di un evento straordinario, realizzato col concorso del Ministero della Giustizia, della Regione Piemonte, della Casa di Reclusione e il Comune di Saluzzo.

2° anno - Grazie al successo e ai risultati ottenuti sul piano trattamentale e su quello puramente artistico e teatrale, al gradimento dei detenuti, al consenso di tutte le componenti umane e di tutti gli operatori del penitenziario, al riscontro avuto sui media e alla attenta sensibilità della direttrice dell'Istituto, la d.ssa Rosalba Casella, l'esperienza teatrale riprende nell'ottobre 2003, per terminare nel luglio 2004 con due rappresentazioni dell'opera Esperando, liberamente tratta da Aspettando Godot di Samuel Beckett e riadattata dal regista Michele Zizzari dopo aver ascoltato e raccolto per mesi problematiche, esperienze, suggestioni, suggerimenti e idee dei detenuti e delle detenute del Gruppo di teatro.
Il pubblico ne è particolarmente colpito, tanto che in città se ne parla molto e a lungo.
Da più parti pervengono richieste di poter assistere a una replica. Purtroppo la struttura e lo spazio a disposizione della Casa Circondariale, le notevoli difficoltà organizzative e la mutevole composizione (per dimissioni, trasferimenti o impegni lavorativi) del gruppo dei detenuti impegnati nell'attività teatrale non permettono né di accogliere un pubblico numerosissimo né di poter replicare l'evento a piacimento. L'appuntamento viene così rimandato all'anno dopo.

3° anno - Il laboratorio riprende nell'ottobre 2004.
Oltre alle molteplici attività di base che costituiscono la pratica teatrale e la rappresentazione espressiva, si rimette mano alla preparazione di Esperando
, che viene messa in scena in 3 repliche il 5, il 6 e il 30 maggio 2005, sempre presso l'Istituto di Pena di Forlì, con grande partecipazione di pubblico (in particolare insegnanti e studenti della città), suscitando ancora una volta un interesse e un apprezzamento che vanno anche al di là delle aspettative.
Diversi insegnanti invitano il regista nelle scuole per un confronto con gli studenti della città.
Ma - nonostante l'interesse suscitato, l'importanza e l'unicità dell'esperienza, i risultati raggiunti sul piano umano e rieducativo e il valore estetico delle opere rappresentate - la Compagnia della Rocca
chiude il sipario, per una serie di ragioni purtroppo tipiche delle Istituzioni totali in Italia: l'insuffucienza del personale addetto alla sicurezza; la vetustà della struttura; l'inadeguatezza e la scarsa fruibilità degli spazi; gli insormontabili impedimenti burocratici e amministrativi imposti dalle normative e dalle leggi vigenti in tema di controllo e sicurezza che rendono impraticabile lo svolgimento delle attività (soprattutto per detenuti senza condanna definitiva e che non hanno scontato un certo periodo di pena); l'impossibilità di entrare in relazione con l'esterno e di uscire dalle mura e dalle sbarre; il continuo ed estenuante ricambio dei detenuti partecipanti e non ultimo la cronica mancanza di fondi. Ma si spera per il futuro.

 
 
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