Storia del Dirigibile 1 - Michele Zizzari

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Storia del Dirigibile 1

Genesi e storia dell'esperienza teatrale
con i pazienti del Centro Diurno di via Romagnoli
del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì


[Parte prima] Nei primi mesi di esperienza teatrale si è preferito partire da una preparazione di base principalmente basata su attività di carattere riabilitativo e terapeutico: esercizi di respirazione, rilassamento, concentrazione e smobilitazione dei blocchi nervosi, articolari e muscolari; movimento fisico a terra e a corpo libero. Poi si è passati al lavoro pre-espressivo e sensoriale per stimolare e potenziare la percezione, la consapevolezza del sé nel tempo e nello spazio e l'espressività corporea e delle emozioni. Quindi si è lavorato sulla relazione e il contatto con gli altri con giochi affettivi e di fiducia; e piano piano si è arrivati al movimento corale, alla ritmica e alla danza, fino alla lettura, alla dizione e all'intonazione vocale, e perfino alla scrittura; per poi passare gradualmente a forme sempre più articolate di improvvisazione teatrale.
Queste pratiche hanno da subito incontrato la curiosità e il gradimento dei pazienti, che vi hanno preso parte con un entusiasmo e un impegno che andavano anche oltre le nostre iniziali aspettative, tanto che è apparsa immediatamente evidente una certa propensione del gruppo alle attività creative connesse al teatro. Naturalmente non è stato facile, sia per le patologie anche gravi dei pazienti sia perché il gruppo era assolutamente nuovo a simili esperienze. Il lavoro di gruppo però - condotto, pianificato e sviluppato in sinergia tra il regista-conduttore del laboratorio teatrale e gli operatori sanitari - ha dato i suoi frutti, superando e riducendo difficoltà d'ogni genere.

Alla fine del primo anno (2001) di laboratorio infatti, durante il quale abbiamo anche realizzato e rappresentato al Teatro di Carpinello (giugno 2001) il nostro primo lavoro originale intitolato Utko, eravamo già di fronte a un quadro generale notevolmente migliorato.
Non solo i pazienti avevano avuto un'evoluzione positiva importante sotto il profilo clinico e psicologico, riducendo al lumicino le crisi periodiche e i ricoveri, ma avevano anche sviluppato significative capacità espressive, comunicative, relazionali e creative. Nel gruppo s'era instaurato un ottimo spirito di collaborazione e di partecipazione e sviluppato una buona capacità di concorrere a un progetto comune.
Ognuno aveva migliorato i propri tempi di reazione, la propria performance e le capacità motorie; molti avevano sciolto o ridotto blocchi psicologici e introversioni croniche che sembravano insuperabili; alcuni che vivevano nel terror panico del confronto e del giudizio si manifestavano e confrontavano senza paura nelle prove, fino a esibirsi con naturalezza di fronte a un pubblico numeroso nello spettacolo finale. Insomma le attività teatrali - agendo in sinergia con le terapie mediche di base - confermavano tutta la loro potenzialità come strumento riabilitativo e terapeutico. In seguito le cose sono andate anche meglio. Rotto il ghiaccio, il lavoro laboratoriale, l'ideazione, la preparazione e la realizzazione dei nuovi lavori teatrali sono proseguiti come una normale attività e hanno contraddistinto le attività del Centro Diurno di via Romagnoli.
Utko
è una rivisitazione in chiave contemporanea del Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery che abbiamo letto, discusso, approfondito e rappresentata al Teatro di Carpinello di Forlì.
Tratta del rapporto tra la fantasia, il desiderio di felicità e la realtà; tra l’adulto e il bambino che sopravvive in noi; tra l’inconscio, l’istinto, la poesia e l’ipocrita illusione di una razionalità assoluta e infallibile; tra la macrofisica del potere e le aspirazioni comuni delle persone semplici.  
Le difficoltà sono state tante. Era la prima volta che i pazienti del Centro Diurno di Forlì si confrontavano con la fatica del teatro in tutte le sue sfaccettature. L’esperienza però si è rivelata così magica e gratificante per loro che l’impegno è stato ampiamente ripagato dall’entusiasmo, l’interesse, il benessere e il piacere che via via provavano, sempre di più. Siamo partiti dalla lettura critica del testo, poi attraverso discussioni vivacissime, lo abbiamo riscritto e attualizzato, fino a giungere, scena dopo scena, a una sceneggiatura tutta nostra e originale, a cui ciascuno ha dato il proprio contributo. A mano a mano che le idee venivano fuori, le mettevamo alla prova in una serie di improvvisazioni teatrali di verifica e di perfezionamento, finché non ci sembravano buone. È stato un lavoro laborioso e piacevole nello stesso tempo, dove ognuno, il gruppo nel suo complesso e l’opera stessa sono cresciuti sotto ogni profilo e al di là delle aspettative.

Nel secondo anno (2002) si sono consolidati i risultati raggiunti nel primo anno e ulteriormente migliorate le condizioni psico-fisiche generali e individuali del gruppo attraverso una serie di training attorali più spinti, lettura animata, giochi di ruolo, teatro di situazione, giochi degli equivoci, eccetera.
Su questa base, e partendo da straordinari testi poetici scritti dai pazienti, è nato Stagioni
, un dramma poetico intenso e di grande impatto emotivo con risoluzione positiva, messo in scena al Teatro Testori di Forlì nel giugno 2002, seguito da un vivace e interessante convegno sul tema L'arte è terapia? con la partecipazione di équipe, psichiatri e registi di fama nazionale già promotori di importanti esperienze, come il dr. Filippo Renda e il regista Nanni Garella per il DSM di Bologna Nord, la d.essa Maria Gabriella Garis e il regista Luciano Caratto per il DSM di Torino, la d.essa Lara Marzotto e il regista Erio Gobetto per il DSM di Porto Gruaro, il dr. Andrea Melella di Faenza, i colleghi di Ferrara, Lugo, Rimini ed altri come Alessandro Gentili del Teatro Due Mondi di Faenza che invita Il Dirigibile a tenere lo spettacolo presso la Sede della Cooperativa Mille Fiori di Rimini dove opera con marionette, ombre e burattini.  
Stagioni
rappresenta una sorta di metafora del nostro percorso preparatorio e del nostro laboratorio teatrale; la “parabola temporale” che ha accompagnato il nostro lavoro e gli umori alterni vissuti. Dalla consapevolezza di una latente e perenne insoddisfazione – che spesso identifichiamo con la tempesta, le nuvole grigie e le stagioni più fredde – fino al sollievo che si prova nell’esplosione dei sentimenti e delle emozioni che la primavera e l’estate sicuramente favoriscono. L’opera ricostruisce il cammino che percorriamo facendo teatro, attraversando le quattro stagioni, passando dalla fatica e l’incertezza dell’inizio e dell’autunno nebbioso all’esaltazione finale dello spettacolo e alla gioia luminosa dell’estate, sulle montagne russe delle emozioni e delle invenzioni, tra momenti di sconforto e di indescrivibile felicità.

Il terzo anno (2003) ha rappresentato una tappa fondamentale del nostro percorso. Un traguardo e insieme un punto di partenza che ha proiettato fortemente in avanti la nostra esperienza e che ha rivelato tutte le potenzialità del lavoro che stavamo facendo. In quest'anno sono intervenute novità importanti: gli ospiti e gli operatori del CD hanno preso parte al laboratorio e alle rappresentazioni dell'opera gli uni a fianco degli altri, insieme protagonisti e complici di un gioco virtuoso e meraviglioso, nel quale le relazioni, lo spirito di collaborazione e le abilità attorali dei singoli e del gruppo hanno raggiunto un livello davvero significativo. La cosa ha prodotto stimoli nuovi e una rinnovata partecipazione, ha rafforzato lo spirito di affiatamento e l'integrazione del gruppo e aumentato l'interesse e il gradimento dei pazienti. In più si sono aggiunti nuovi pazienti e attori che hanno portato un contributo rilevante. Dato il livello attorale raggiunto si è scelto di confrontarsi coi tempi serrati dell'azione e del dialogo tipici del teatro comico e delle gag. Sono così nati - elaborando e perfezionando le idee che man mano venivano alla luce - sette quadri satirici di crescente vis comica, uno dei quali in dialetto romagnolo. Diversi i temi trattati, tutti in chiave umoristica: il rapporto medico-paziente, il mondo ospedaliero, il ribaltamento dei ruoli e alcuni aspetti paradossali della vita e della società. L'opera, intitolata Non solo cabaret, è stata presentata la prima volta al Teatro Diego Fabbri di Forlì nel giugno 2003, ottenendo un notevole successo di pubblico e di critica, nonché l'attenzione dei media; cosa che ci ha permesso di partecipare al 3° Festival Nazionale delle Arti Espressive di Torino, dove è risultata una delle migliori della rassegna, ricevendo i complimenti personali dello psichiatra Pier Maria Furlan, promotore dell'iniziativa, che ha sottolineato il contributo di qualità che Il Dirigibile aveva dato alla manifestazione. Lo spettacolo, che ha visto più repliche, come quella al Teatro Comunale di Cesenatico nel dicembre 2003, ha incontrato il favore di pubblici esperti, anche molto diversi fra loro.

Nel quarto anno (2004) sulle ali dell'entusiasmo, forti delle buone condizioni psicofisiche, di salute e di benessere dell'intero gruppo, delle capacità e delle abilità sviluppate e consolidate nel corso dell'esperienza - abbiamo deciso di approfondire il lavoro sul corpo, sul ritmo, sul movimento coreografico, sulla danza e sul canto. È nato così Tambourine dream, in sostanza un musical sperimentale, ora lirico ora surreale, composto da scene simboliche giocate sul ritmo della danza, su giochi coreografici e suggestioni sonore, nel quale ospiti e operatori (ai quali si è aggiunto uno nuovo) si esibiscono come attori, ballerini, cantanti e musicisti. L'opera ci ha anche impegnato nella costruzione manuale di strumenti sonori, di percussione e costumi, riciclando materiali poveri e di risulta, come pezzi di legno, taniche, plastica, lamine metalliche, spezzoni di tubi, bidoni e sacchi per il rusco.
Tambourine dream
- rappresentata nel giugno 2004 al Teatro Diego Fabbri di Forlì e al Teatro Comunale di Cesenatico a dicembre - racconta il sogno di una tamburina sola e sconsolata, che aspira però a trovare un'armonia interiore che le permetta di placare il conflitto interiore che la devasta, quello eterno tra le diverse e contrastanti spinte del bene e del male, della gioia e del dolore, che sembrano lottarsi senza soluzione. In scena le contraddizioni interne sono rappresentate da una serie di strumenti artigianali costruiti direttamente dagli ospiti del Centro, discordanti e di differente sonorità, che agiscono gli uni contro gli altri nel tentativo di sopraffarsi. La tamburina desidera presentare un festival musicale tutto suo, nel quale lei, le amiche e i compagni possano liberamente cantare, suonare e ballare; magari insieme a Bob Dylan, ai Blues Brothers e a Strauss. Per quanto impossibile, il sogno s'avvera in teatro risolvendo il dissidio, anche grazie all'intervento magico e alla sensibilità di chi accanto è pronto ad aiutarci a scoprire e a cogliere il ritmo giusto e la grazia delle cose, che riesce a fondere in un'unica e armoniosa orchestra quelli che apparivano ritmi, movimenti e sonorità in lotta tra loro.

Giunti al quinto anno (2005) ci siamo resi conto di trovarci di fronte a un gruppo che ha sviluppato attitudini e prestazioni attorali notevoli e di qualità artistica di tutto rispetto; senza dubbio ben oltre la media delle performance teatrali che vengono prodotte in ambito psichiatrico.

Oltre a partecipare al laboratorio teatrale come attività integrativa a scopo riabilitativo e terapeutico, il gruppo di teatro vive una vera e propria passione per il teatro in senso stretto. Questa passione, cresciuta anno dopo anno e ormai consolidata, rappresenta senz'altro un salto di qualità dell'intervento terapeutico stesso e dell'atteggiamento col quale i pazienti partecipano.

Infatti netta è l'impressione di avere a che fare con persone che vogliono e amano fare teatro.
Questo nuovo elemento, già emerso negli anni precedenti, ci ha fatto riflettere, e ci siamo chiesti se non sia addirittura il caso di costituire, col sostegno di enti e istituzioni, una vera e propria compagnia. Proprio per questo abbiamo elaborato un'ipotesi di allargamento e di apertura dell'esperienza verso l'esterno, per darle un respiro più ampio.

Così, dopo quattro anni di preparazione e di conferme - stimolati dai nostri stessi attori, che più volte hanno manifestato il desiderio di lavorare su un'opera importante, e sollecitati dall'esterno, da chi ha seguito l'evoluzione della nostra esperienza e ha visto i nostri spettacoli - abbiamo sentito che era giunto il momento di misurarci col grande teatro; come del resto operano la gran parte delle realtà simili alla nostra.

A differenza degli altri anni, nei quali l'opera andava formandosi nell'ambito del laboratorio, questa volta il regista Michele Zizzari ha messo mano ad Aspettando Godot di S. Beckett e lo ha interamente riscritto alla sua maniera intitolandolo Esperando e mettendolo a disposizione della Compagnia col titolo di ¿Qué pasa?.

Nella nuova versione l'atteso Godot è un agognato e allusivo Buen Dìa
, gli schiavi alla corda un maschio nero e una donna e il loro crudele carnefice un riccone di nome Rusco. Vladimiro ed Estragone sono ben nove, hanno nomi buffi e monosillabici e sono interpretati a turno da attori diversi per dare più e diverse facce alla moltitudine dei disperati.
Uno è lo stomaco affamato mosso dall'opportunismo e che bada solo al sodo, una il cuore assettato d'affetto, un'altra l'anima ingenua e smarrita, l'altro il bambino ribelle che non ci sta, uno il sognatore, l'altro il polemico e così via.

Pur confrontandosi in una serie di dialoghi assurdi e in una sequenza di azioni simboliche e paradossali (secondo lo stile tipico del Teatro dell'Assurdo) questi personaggi raccontano con maggiore immediatezza e con più schietto umorismo un'umanità che ancora si affanna, e spesso in maniera confusa e senza riuscirci, per trovare un senso all'esistenza, troppe volte trascorsa in un'assurda e inerme attesa, tra millenarie contraddizioni irrisolte che da sempre affliggono uomini e donne. L'azione inoltre è periodicamente interrotta da sfrenate ballate gitane e dall'irruzione di sgangherati danzatori che poi spariscono nelle quinte. Eventi caotici e passeggeri cui i personaggi di turno in scena reagiscono come se nulla fosse.


Naturalmente i temi dominanti sono l'attesa e le "attese"; l'esperienza stessa dell'esistenza; il senso e le motivazioni da dare loro e il tentativo (spesso vano e disperato) di viverle in maniera consapevole, per colmare il vuoto che a volte ci angoscia, per riempire in una maniera plausibile il tempo che ci spetta; ma non solo. In vita ognuno spera e aspetta qualcosa: l'amore, la fortuna, il successo, il potere, il "giorno buono" per fare chi sa cosa, la salute, la serenità o semplicemente un certo benessere. Ma al di là di tutto emerge un messaggio: forse, piuttosto che sopravvivere solo sperando e aspettando condizioni più favorevoli per fare chi sa cosa, sarebbe meglio per tutti cercare di vivere nel modo migliore possibile. ¿Qué pasa?
è una rielaborazione originale, forte e ironica, e allo stesso tempo di intensa tensione drammatica; senza dubbio l'opera più complessa tra quelle realizzate fin qui, molto difficile da rappresentare. Ha comportato un impegno e un'abilità davvero ragguardevoli, ed è stato necessario mettere a frutto tutta l'esperienza precedente.

Il laboratorio di quest'anno ha costituito un approfondimento quasi professionale del lavoro teatrale e rappresentato uno straordinario traguardo per tutti i componenti del gruppo. In particolare appare sorprendente lo sviluppo delle loro capacità mnemoniche, in quanto agli attori spetta sostenere dialoghi e mandare a memoria parti piuttosto complesse ed estese di testo.
¿Qué pasa?
(già messa in scena dalle detenute e dai detenuti della Casa Circondariale di Forlì col titolo originario di Esperando) viene rappresentata nel giugno 2005 al Teatro Diego Fabbri di Forlì e al Dulcamara di Ozzano d'Emilia (dove viene replicata in settembre) con un exploit di consensi davvero inatteso. Tanto che viene richiesta per una serie di eventi e rassegne: il 21 ottobre 2005 viene replicata al Teatro Titano di San Marino e il 2 dicembre al Teatro Comunale di Cesenatico.
Sulle ali del successo l'anno dopo Esperando
è ancora in scena: il 15 maggio del 2006 al Teatro degli Atti di Rimini nell'ambito del Programma Europeo per la Salute Mentale Equal, Spring out; il 26 maggio ancora al Diego Fabbri di Forlì per il Cantiere Internazionale Teatro Giovani diretto da Walter Valeri e patrocinato dall'International Theater Center of New England-USA, dall'Università di Bologna e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì; il 24 giugno all'Anfiteatro Bertolt Brecht di Nereto di Teramo per la prima edizione del Festival di Teatro delle Differenze Teatri Paralleli 2006; il 17 ottobre al Padiglione delle Feste di Castrocaro Terme per il Festival del Teatro Sociale Proscenio aggettante promossa dalla FITeL Nazionale (dove riceve il Premio per la miglior regia) e il 17 novembre alla Casa del Teatro di Faenza per la Rassegna d'Altro Teatro Tratti'n Festival.

Il sesto anno (2006), come testimoniano le repliche di ¿Qué Pasa? appena elencate, è un anno di grandi fatiche; ma è anche l'anno di grandi conferme, di tournée e di grandissime soddisfazioni. Ma andiamo per gradi. Stimolati dalla richiesta di diversi componenti del gruppo, nel sesto anno abbiamo preso in mano Pirandello. Il regista Michele Zizzari ha così lavorato sulle tre opere (Sei personaggi in cerca d'autore, Ciascuno a modo suo e Questa sera si recita a soggetto) che compongono la trilogia sul teatro del grande drammaturgo siciliano, realizzando tre rivisitazioni, rispettivamente Pirandellando, Ogni testa un tribunale e Uno spettacolo sciuè sciuè. Si tratta di rivisitazioni originali, interessanti e parecchio divertenti, che alternano fasi poetiche e di forte tensione drammatica a fasi ironiche e paradossali. Dallo studio dei testi il gruppo si orienta a lavorare sulla seconda, che sembra la più adatta e anche la preferita dalla maggioranza. Cominciano le prove e si assegnano le parti. L'opera comincia a prendere corpo, piace e diverte. Ma le repliche di ¿Qué pasa? (portata in tournée anche per tutto il 2006) ne interrompono più volte lo sviluppo e affaticano più di un componente del gruppo; questo nonostante le piacevoli trasferte, la determinazione, la volontà e le notevoli capacità mnemoniche e d'impegno raggiunti. Preparare contemporaneamente due opere così impegnative (sia per ciò che riguarda le parti da imparare sia per le tensioni fisiche ed emotive da sostenere) risulta uno sforzo troppo grande per tutti. Si decide di passare a un lavoro più ludico e di mettere in cantiere qualcosa che dia l'occasione di sciogliere le tensioni e di liberare gioia ed energie. L'idea per un nuovo spettacolo nasce per caso, ascoltando musica hip hop e facendo movimento ed esercizi su quel tipo di ritmo. Si pensa quindi di allestire un nuovo musical sulla stregua di Tambourine dream e dello storico musical West side story.

Questa volta però è un musical ambientato ai nostri tempi nella periferia urbana italiana, mosso da dinamiche ed esigenze sociali dei giovani contemporanei e animato da una colonna sonora tutta ispirata alla musica hip hop. Prende così forma Cuori di strada: pur condividendo la stessa sorte, le stesse condizioni (quelle tipiche delle periferie urbane) e gli stessi valori di strada, due bande di giovanissimi emarginati si contendono il predominio del quartiere in cui vivono. Fino a che, tra le alte sfere del potere, non viene deciso di sgombrare e radere al suolo la zona per la costruzione di un ennesimo centro commerciale. La nuova situazione li avvicina e unisce. Comprendono che al di là delle apparenze, condividono le stesse vicissitudini esistenziali, i medesimi sentimenti e desideri, gli stessi ideali umani e sociali e che spesso il conflitto è solo dettato dalla difficoltà e dall'incapacità di confrontarsi e parlarsi. Tra loro si fanno strada la comprensione, la solidarietà, l'amicizia, l'amore. Nulla però possono contro la forza coercitiva di un potere sordo e insensibile alle reali esigenze delle persone, nulla possono contro quei progetti economici imposti dall'alto e interessati solo al profitto. Lo scontro fisico con l'Istituzione (che dalla sua ha la legge e i manganelli) è però impari. La soluzione non può che essere trovata a un altro livello e attraverso il dialogo con la società nel suo insieme, che a teatro è rappresentata dal pubblico. Cuori di strada rappresenta la metafora dello scontro tra le aspettative ideali più naturali e immediate dei giovani e una società invece dedita principalmente al consumo e al guadagno. Un antagonismo che appare senza soluzioni, ma che in teatro può trovarne una: ponendo la questione direttamente al pubblico, chiamato ad esprimere un parere e a decidere in diretta le sorti del conflitto, un po' come fa il coro nella tragedia greca. Questo destinarsi al cuore della gente ha una valenza simbolica molto forte: è la speranza in noi stessi, nell'umanità, nella libera coscienza delle persone e della comunità civile. I temi affrontati sono tanti e di diversa natura, e anche le chiavi di lettura dell'opera si snodano su diversi piani: psicologico, culturale, sociale.

Ma il tema di fondo è il pregiudizio, che puntualmente scatta nei confronti di coloro che - per un motivo o per un altro - ci appaiono diversi, e quindi, per un meccanismo automatico di difesa, pericolosi. Magari solo per l'abbigliamento che indossano. Poi la paura - alimentata da luoghi comuni e dai media - fa il resto. Per questo abbiamo tentato di far dialogare mondi che non comunicano, certi che il pregiudizio e la paura nascono dalla non conoscenza e dalla mancanza di occasioni di incontro e confronto. E per evitare di ridurre tutta la questione alla sola sfera della sofferenza psichica, abbiamo rivolto la nostra attenzione all'intera società e trovato i nostri protagonisti in quei giovani che le cronache internazionali (vedi la rivolta dei ghetti parigini) e nazionali (vedi le polemiche sui centri sociali occupati) portavano prepotentemente alla ribalta. Non è stato facile mettersi nei loro panni; ma ci abbiamo provato, ascoltando e ballando la loro musica. Del resto l'essenza del teatro è questa: quella di provare a mettersi nei panni dell'altro, a comprenderlo, ad accoglierne le ragioni e ad accettarlo. E lo abbiamo fatto provando il brivido piacevole dell'adolescenza e la sensazione di tornare un po' più giovani di quello che siamo. Ma anche quello strano senso d'incertezza (che ancora ci appartiene), quella ingenuità e quella spinta ideale e autentica che - al di là delle apparenze a volte provocatorie e marziane - caratterizzano i più giovani. Caratteristiche esistenziali che, una volta adulti, dimentichiamo e non siamo più capaci di riconoscere e comprendere, o per necessità o peggio ancora per interesse. Naturalmente - trattandosi di un musical - testo e dialoghi sono ridotti al necessario e la storia viene prevalentemente raccontata ed espressa dai corpi, dalle coreografie e dai balletti, dalle canzoni, dalla musica e dalle scenografie.

Intanto - sull'onda dei consensi che ¿Qué pasa? ottiene nelle rassegne a cui prende parte (vedi paragrafi precedenti) e grazie all'incessante lavoro di pubbliche relazioni condotto dalla dottoressa Paola Longhi, psicoterapeuta e dirigente della struttura - nascono importanti collaborazioni e proficue sinergie. Prima fra tutte quella con il Comune e l'Istituto Statale d'Arte di Forlì diretto dal preside Servadei Morgagni, i cui studenti guidati dall'insegnante Cristian Casadei realizzano l'ambientazione scenografica del musical.
L'esperienza teatrale del Centro Diurno di Forlì suscita poi l'interesse di docenti universitari come Walter Valeri
(poeta e regista, per vent'anni assistente coordinatore della compagnia di Dario Fo e Franca Rame, docente di Storia del teatro all'Università di Harvard e direttore artistico del Cantiere Internazionale Teatro Giovani che da sette anni si tiene al Teatro Diego Fabbri di Forlì); Isabel Fernandez Nieto (docente di Lingua e Letteratura Spagnola all'Università di Bologna e coordinatrice del Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì); Vito Minoia (docente di Teatro di Animazione alla Facoltà di Scienze della Formazione di Urbino e condirettore della Rivista Teatri delle Diversità diretto da Emilio Pozzi, docente di Storia del teatro alla Facoltà di Sociologia di Urbino); di compagnie teatrali d'avanguardia come Masque Teatro di Forlì; di tirocinanti e studenti che finiscono per prender parte (a vario titolo) al nostro laboratorio teatrale e di laureandi in psicologia che includono la storia del Gruppo di teatro Il Dirigibile nelle loro tesi di laurea.

A questo proposito, una citazione di merito va in particolare all'assistente sociale Maurizia Aprili (lavoratrice-studente da anni in servizio presso il Centro Diurno di via Romagnoli, quindi operatrice-attrice della compagnia e testimone privilegiata dell'intera vicenda) che si laurea in Psicologia all'Università di Cesena dedicando tutta la sua tesi all'esperienza che ha vissuto in prima persona, sin dal principio e dal di dentro.
Per finire, oltre alla prestigiosa partecipazione al Cantiere Internazionale Teatro Giovani
voluta ed espressamente richiesta dalla docente Isabel Fernandez e dal direttore artistico Walter Valeri e alle rassegne già citate in precedenza, Il Dirigibile ha una parte importante anche nella realizzazione del cortometraggio Eleutherìa o l'impazienza della libertà, proprio sul tema della libertà, ideato e prodotto dalla Compagnia Masque Teatro e patrocinato dall'Università di Bologna e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì. Il 2006 termina con la rappresentazione di Cuori di strada al Teatro Comunale di Cesenatico, che ottiene una grande affermazione di pubblico e di gradimento. L'anno non poteva terminare meglio.

Nel settimo anno (2007) si lavora ancora a due opere, il gruppo è ormai in grado di farlo e sostiene agevolmente il doppio impegno. Mentre si perfeziona Cuori di strada, si torna all'idea di allestire Ogni testa un tribunale (una originale rielaborazione di Ciascuno a modo suo, una delle opere più significative del grande drammaturgo siciliano).
Primo perché piace a tutti e ci diverte moltissimo farla, secondo perché nuovi inserimenti lo permettono. Infatti l'anno scorso mancavano gli attori per ben tre parti maschili, che ora potranno essere interpretate dai nuovi arrivati, che si sono inseriti nel gruppo molto positivamente e preso parte al laboratorio con grande entusiasmo.
I lavori procedono speditamente. Il gruppo è ormai allenato e ha affinato metodi di lavoro e strumenti espressivi.
Ma non mancano difficoltà: bisogna padroneggiare brani piuttosto lunghi, dialoghi serrati densi di allusioni e di vissuto interiore. Occorre essere precisi in ogni minima espressione mimica, nell'atteggiamento del corpo e nel dire le cose col tono giusto della voce; perché molti dei personaggi interpretati sono introversi, poco spontanei, fedeli a un cliché o ipocriti e si esprimono con impercettibili mutamenti di umore e misurati movimenti del volto, degli occhi, dei piedi e delle mani. Tutto dipende dalla qualità dei gesti e del repertorio mimico.
Ma ai ragazzi del Centro piace fare teatro, e il mettersi in gioco non fa più paura come nei primi anni. A volte riflettiamo su quanto in positivo siamo cambiati proprio grazie al teatro, sulla strada che abbiamo fatto e sulle piacevoli esperienze vissute insieme; e consapevoli di questo, guardiamo avanti come i protagonisti di un'avventura.

Mentre l'opera cresce settimana dopo settimana, Laura Trolli
e Cinzia Tonelli (inesauribili e amorevoli operatrici del Centro Diurno di via Romagnoli) e Giulia (l'educatrice con la quale gli ospiti dipingono e lavorano la creta) si buttano anima e corpo nella realizzazione delle scenografie e nel reperimento di tutto quanto serve, anche per non gravare eccessivamente il gruppo, già impegnato in maniera significativa.

Infatti Il Dirigibile porta ripetutamente in scena Cuori di strada: il 24 aprile al Teatro Diego Fabbri, il 2 giugno al Piccolo di Forlì (selezionata per l'8a edizione del Cantiere Internazionale Teatro Giovani diretto da Walter Valeri - docente di teatro a Harvard - e patrocinato dall'International Theater Center of New England-USA e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Bologna e Forlì); il 22 ottobre al Padiglione delle Feste di Castrocaro Terme, dove - selezionata per il 9° Festival del Teatro Sociale Proscenio aggettante  promosso dalla FITeL Nazionale CGIL, CISL, UIL - riceve i premi per la miglior regia e la miglior scenografia.
Il 26 ottobre infine, viene rappresentata al Teatro Raffaello Sanzio di Urbino per la 2a edizione del Festival Le visioni del cambiamento 2007
di Pesaro e Urbino, promosso dalla Rivista Teatri delle Diversità diretta da Vito Minoia ed Emilio Pozzi (tra i massimi esperti di Teatro Sociale e docenti all'Università di Urbino), dall'Ass. Teatro Aenigma, dall'Ass. Nazionale dei Critici di Teatro, dall'Università di Urbino e dai Ministeri della Salute e della Solidarietà Sociale.
Contemporaneamente si lavora a Ogni testa un tribunale
, che tratta della natura mutevole delle opinioni, di come esse si formano condizionate dall’ambiente sociale, dalla morale vigente e dal pregiudizio; e di come poi possano mutare - anche in evidente contraddizione con quanto si è affermato in precedenza - da un momento all’altro, da un individuo all’altro, a seconda delle circostanze e delle situazioni emotive e relazionali di volta in volta vissute. Il fatto che fa emergere tutta la questione è la vita sentimentale di una donna che desta scandalo tra la cosiddetta buona società. Il suo comportamento viene impietosamente giudicato ora dall’uno ora dall’altro e infine da lei stessa, attraverso una serie di paradossali cambiamenti di punti di vista.

L’opera - seppur drammatica - è pervasa da una sottile ironia che evidenzia l’incongruenza, la supponenza e l’ipocrisia delle argomentazioni che spesso formuliamo più per restare fedeli a un cliché, a un legame familiare o di amicizia o come auto-giustificazione, che per una reale convinzione. Le contraddizioni e la polemica carambolano poi dal palcoscenico alla platea, coinvolgendo il pubblico in un gioco speculare delle parti che riflette il reciproco condizionamento e le relazioni ormai profonde tra la “rappresentazione della realtà” (la finzione scenico-teatrale in particolare) e la “realtà” stessa. Alcuni spettatori - trasformatosi in spett-attori - ripropongono vicende e opinioni contrastanti, simili a quelle appena rappresentate, in un esilarante epilogo a sorpresa.
Al termine dell'anno, come accade già da qualche tempo, le ragazze e i ragazzi del Dirigibile
portano in scena il loro nuovo lavoro, dimostrando ancora una volta tutta la loro tempra e tutta la loro straordinaria bravura. Ogni testa un tribunale viene infatti rappresentata in anteprima il 13 dicembre al Teatro Comunale di Cesenatico. Tutto questo fa riflettere su quanto sia profondamente sbagliato parlare di chi vive un disagio in termini di disabilità e di deficit.

Nell'ottavo anno (2008) si perfeziona Ogni testa un tribunale che va ancora in scena: al Teatro Testori di Forlì (per la 9a edizione del Cantiere Internazionale Teatro Giovani diretto da Walter Valeri, docente di teatro a Harvard e promosso dall'International Theater Center of New England-USA, dall'Università di Bologna e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì); a Torano di Teramo per il Festival di Teatro delle Differenze Teatri Paralleli 2008; al Padiglione delle Feste di Castrocaro Terme per la 10a edizione del Festival del Teatro Sociale Proscenio aggettante  promosso dalla FITel Nazionale Cgil, Cisl e Uil (dove riceve il premio per due attrici non protagoniste e la menzione speciale per la regia); al Teatro Le Moline di Bologna e alla Sala Estense di Ferrara per le Celebrazioni della Legge 180 di Franco Basaglia e per il Progetto Regionale Teatro e Salute  promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dal Servizio Sanitario Regionale, dall'Ass. Onlus Arte e Salute e dall'Istituzione Minguzzi di Bologna. Infatti messasi in luce come una delle più interessanti e avanzate testimonianze di teatro terapeutico, l'esperienza di Forlì (intesa come l'insieme della Compagnia il Dirigibile, del Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli coi suoi operatori e i suoi assistiti e del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì) entra a far parte dei soggetti promotori e protagonisti di un progetto regionale che censisce e mette in rete le più importanti esperienze teatrali in ambito psichiatrico della Regione Emilia-Romagna; un progetto che prevede una serie di convegni, rassegne, attività seminariali, laboratori di formazione attorale e di produzione teatrale e spettacoli.

In quest'ambito s'incontrano e fanno rete i dirigenti dei Dipartimenti di Salute Mentale che utilizzano il Teatro come strumento riabilitativo, gli Assessori della Sanità e della Cultura della Regione Emilia Romagna, il direttore del Servizio Regionale dr. Angelo Fioritti e i registi delle maggiori esperienze teatrali operative della Regione: Nanni Garella e Gabriele Tesauri della Compagnia Arte e Salute che opera a Bologna e all'Arena del Sole, Horacio Czertok e Claudio Musculin che operano a Ferrara, , Ennio Sergio che opera a Imola, lo stesso Michele Zizzari e ancora altri.
L'esperienza del Dirigibile
viene raccontata in convegni e incontri che trattano della relazione tra Arte e Salute. Viene apprezzata da registi come Cora Herrendorf del Teatro Nucleo di Ferrara, da Enzo Toma del Teatro Kismet Opera di Bari, da critici e studiosi teatrali come Giuliano Scabia, Claudio Meldolesi e Massimo Marino.
Intanto gli attori del Dirigibile
leggono, studiano, commentano e valutano altre opere su cui lavorare e si approfondisce il tema della consapevolezza dell'attore, la sua presenza scenica e le tecniche legate alla caratterizzazione dei personaggi. Una delle opere che si sta valutando di allestire è già stata affrontata e discussa nel corso del 2006. Si tratta di una rivisitazione del regista Michele Zizzari di Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, dal titolo Pirandellando. Al momento modificata in alcuni punti e rititolata Zia Pace.

Le ipotesi che si fanno per il prossimo anno in realtà sono ancora di più, e ancora non è chiaro per quale si deciderà. Si pensa perfino di approfondire il lavoro di laboratorio per potenziare ulteriormente le capacità espressive degli attori; questo per poter lavorare all'idea di uno spettacolo che nasca interamente dentro il laboratorio e dagli stessi attori. Idee e materiali vanno moltiplicandosi e vengono di volta in volta valutati, e selezionati, dopo averli verificati nel vivo di serrate improvvisazioni teatrali. Si pensa a una narrazione a più voci, al cortile di un vicolo, di un palazzo, di un condominio o di una piazzetta; un'area circondata da finestre e lenzuoli di vario colore. I lenzuoli sono appesi a una corda sostenuta da forcine improvvisate, come si usa negli spazi comuni dei quartieri popolari. Uno spazio che è metafora di quella comunità ristretta che immediatamente ci circonda, che è più prossima a noi: la famiglia, il gruppo degli amici più intimi, il bar, la piazzetta, il luogo di lavoro o il centro diurno dove ci si incontra quasi tutti i giorni. E, allo stesso tempo, uno spazio-comune che diventa metafora della comunità umana in senso più generale: la città, la società, il proprio Paese, il villaggio globale. Un'umanità attraversata da buoni e cattivi sentimenti, da altruismi e da egoismi, da sogni, paure, amori e guerre. Ma soprattutto uno spazio-comune che è metafora di quel luogo ideale della condivisione dove tutti possono raccontare e raccontarsi, oltre ogni reciproca diffidenza, oltre ogni stranezza, con la propria inimitabile originalità, oltre il pregiudizio e la paura, oltre le differenze e la difficoltà del confronto. In quello spazio dove ognuno è libero di portare la sua storia e la propria follia: il Teatro.

In particolare, tra i temi discussi, che emergono e che entrano a far parte del lavoro drammaturgico c'è quello del razzismo. E non può essere diversamente, visto che purtroppo le cronache dei tiggì registrano una serie di inquietanti e dolorosi episodi che si susseguono in tutto il paese, da nord a sud.

Proprio per questo si è deciso di affrontare l'argomento razzismo inserendo testi poetici di autori africani, di neri americani e di altri più noti, come Jacques Prévert
e Bertolt Brecht, ma opportunamente rivisitati e attualizzati.
Oltre a questi entrano a far parte dell'opera anche una serie di brevi componimenti poetici di Gaetano
, uno dei pazienti assistiti dal Centro, e alcuni rielaborati del regista.

La intitoliamo Il cortile delle storie sospese
: storie una dietro l'altra, ognuna con la sua particolarità, la sua voce, la sua stramberia, la sua urgenza o la sua drammaticità, storie che si fa fatica a tenere insieme, storie pendenti, sospese come i lenzuoli, apparentemente slegate, ma legate invece al fragile filo della narrazione collettiva, che trova luogo nello spazio comune di una piazza o di un cortile, o dell'umana esperienza, che tutte le comprende.

Lo spettacolo va in scena in dicembre, come al solito in anteprima, al Teatro Comunale di Cesenatico.

Il nono anno (2009) si rivelerà un anno ricco di esperienze di ogni tipo e denso di lavoro, di impegni e di spettacoli. Si continua a lavorare all'opera Il cortile delle storie sospese, che viene ulteriormente rielaborata e perfezionata, mentre si approfondiscono i contenuti del laboratorio.
In aprile Il Dirigibile
- ormai tra i capofila del Progetto Regionale Teatro e Salute Mentale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dal Servizio Sanitario Regionale, dall'Ass. Onlus Arte e Salute e dall'Istituzione Minguzzi di Bologna - partecipa al Convegno Regionale Applausi alla Salute, il Teatro che connette.

Il cortile delle storie sospese
va in scena in maggio al Teatro Testori di Forlì per la 10a edizione del Cantiere Internazionale Teatro Giovani diretto da Walter Valeri (docente di teatro a Harvard) promosso dall'International Theater Center of New England-USA, dall'Università di Bologna e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì e all'Aula Teatro della Facoltà di Psicologia di Cesena.

Il Progetto Regionale Teatro e Salute Mentale
prevede anche che Il Dirigibile porti in tournée e replichi in cinque teatri della Regione il suo ultimo lavoro, nell'ambito di una rassegna che sia in grado di coinvolgere, di fare incontrare e mettere in rete le esperienze teatrali in ambito psichiatrico più importanti dell'Emilia Romagna.

Intanto si riprende a lavorare su Zia Pace, che si vuole portare in scena a dicembre, nella ormai consueta anteprima di Cesenatico. Ci si mette subito a lavoro, leggendo, discutendo, commentando e approfondendo i contenuti dell'opera. Si assegnano quindi le parti dando il via alle prove e all'allestimento. Lo spettacolo - grazie alla consolidata esperienza degli attori del Dirigibile - prende la sua forma in poche in settimane. Come in Pirandello, l'inevitabile confronto dialettico tra i protagonisti dell'opera fa emergere il senso degli elementi che danno vita al Teatro: l'autore e il testo; i personaggi, gli attori e i loro corpi; il regista; il pubblico. Ma oltre questo l'opera mostra come il Bene possa manifestarsi attraverso circostanze ambigue e impreviste e come possa capitare che talora si sia più utili al Bene trasgredendo le regole morali comunemente accettate e rispondendo alle concrete esigenze della vita, che vivendo nel cieco ossequio delle leggi e degli ideali.

In luglio un evento speciale: gli attori del Dirigibile vengono invitati a far parte del cast in una fiction su Franco Basaglia diretta dal regista Marco Turco e prodotta dalla RAI e Claudia Mori, che va in onda in due puntate su RAI 1. La fiction C'era una volta la città dei matti, con Fabrizio Gifuni nei panni di Basaglia e con Vittoria Puccini, viene girata a Imola presso le strutture dell'ex Manicomio detto dell'Osservanza. Una partecipazione che per gli attori del Dirigibile - regolarmente messi a contratto e pagati come comparse - rappresenta un'importante e significativa esperienza umana e formativa, oltre che una meritata gratificazione di carattere economica. L'andare in scena sul set cinematografico, l'essere ripresi da macchine da presa professionali e dai cameraman della RAI, spalla a spalla con personaggi celebri del grande schermo e con attori, truccatori e costumisti di professione ha significato per loro un forte motivo d'orgoglio e una straordinaria crescita dell'autostima. Infatti registi, assistenti e tecnici della fiction hanno rimarcato la bravura dei nostri attori e la qualità della loro sentita partecipazione. Una nuova prova che conferma gli enormi progressi che tutto il gruppo ha fatto in questi anni. La Compagnia ha poi discusso approfonditamente dell'esperienza e delle differenze tra l'attività e l'arte teatrale e quella cinematografica, tra l'andare in scena sulle tavole di un palcoscenico di fronte a un pubblico vivo e presente e l'essere ripresi da una macchina da presa sul set di un film tra le tante figure professionali che caratterizzano il cinema. Il Dirigibile sarà poi invitato alla prima proiezione del film al Be-Fest di Bari. L'esperienza - di cui hanno anche scritto - li emozionerà moltissimo.

A novembre - sempre nell'ambito del Progetto Regionale Teatro e Salute Mentale (promosso dalla Regione Emilia Romagna, dal Servizio Sanitario Regionale  e dalla Ass. Onlus Arte e Salute e dall'Istituzione Minguzzi di Bologna) - Il Dirigibile porta in tournée Il cortile delle storie sospese: alla Sala Interaction dell'Arena del Sole di Bologna per la Rassegna DiversaMente e al Teatro Comunale di Conselice (Ravenna) diretto da Ivano Marescotti, alla Sala Estense di Ferrara e al Teatro Gonzaga Ilva Ligabue di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia) per la Rassegna MoviMenti. La tournée - durante la quale gli attori del Dirigibile viaggiano e vivono come una vera compagnia teatrale - ottiene un successo straordinario. Si tratta di un'esperienza e di una prova senza precedenti che consolidano il gruppo e tutti i suoi componenti, confermando le loro abilità e la eccezionale efficacia del teatro come strumento di riabilitazione, di crescita e di lotta allo stigma. Tra uno spettacolo e l'altro si continua anche a lavorare e a perfezionare Zia Pace, ormai pronta per andare in scena. Il gruppo dimostra di non temere sfide né impegni così serrati, e il 4 dicembre presenta Zia Pace al Teatro Comunale di Cesenatico, nella consueta anteprima organizzata dal Centro di Servizi per il Volontariato della Provincia Forlì-Cesena e dal Comune di Cesenatico.

Il decimo anno (2010) comincia con la presa in esame di un nuovo lavoro teatrale del regista Michele Zizzari, Ceneri della ribalta. Una satira critica di un certo tipo di teatro saturo di luoghi comuni fatto per una platea di spettatori passivi, cittadini assoggettati dalla società dello spettacolo, contagiati dalla sindrome del successo, dall'apparire a ogni costo, dal consumo delle immagini e dall’invadenza della cronaca di sangue, dalla tecnologia mediatica, dal cabaret televisivo e dalla virulenza della pubblicità e del reality show. Una metafora della demenza culturale e motivazionale che domina un’umanità egoica e prossima all’implosione preda delle logiche manipolatrici delle comunicazioni di massa. L'opera prevede due atti. Nel primo uno scienziato, prima della prevedibile catastrofe ambientale, lascia la Terra con una macchina del tempo costruita con tecnologia riciclata. Nel futuro incontra uno strambo gruppo di “esploratori spaziali post-umani”, che tornati sulla Terra (da tempo abbandonata dagli uomini) s’imbattono in ciò che resta di un teatro e dei suoi mummificati frequentatori… Lì, in una sorta di ironica fanta-archeologia e con lo sguardo ingenuo di chi tenta una spiegazione a un mondo ormai passato, elaborano sulla base di approssimative conoscenze una serie di ipotesi paradossali. Ma nel paradosso dell’espediente teatrale, l’occhio quasi alieno dei buffi e sprovveduti osservatori, pone l’indice sulle reali contraddizioni, sulle ipocrisie, sui vezzi e i sui vizi dell’umanità del nostro tempo. Nel secondo invece lo scienziato capita durante le prove di uno scioccante “format teatrale”, nelle quali, pur di diventare famosi e di apparire mediaticamente, aspiranti attori sono disposti a farsi ammazzare in diretta.
L'opera piace e diverte molto gli attori, che si appassionano immediatamente alla storia e alle fasi di preparazione del nuovo spettacolo. Ce la mettono tutta, anche perché contemporaneamente devono tenere viva e fresca l'energia per portare in scena Zia Pace
, che viene rappresentata in aprile al Teatro Comunale di Cervia per un'iniziativa dedicata Sanità pubblica e al pregiudizio nei confronti della malattia mentale; in maggio al Teatro Diego Fabbri di Forlì per l'11a edizione del Cantiere Internazionale Teatro Giovani (diretto da Walter Valeri e promosso dall'International Theater Center of New England-USA dell'Università di Harvard, dall'Università di Bologna e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì) e in luglio a Torano di Teramo per il Festival di Teatro delle Differenze Teatri Paralleli 2010. Così gli allestimenti degli spettacoli di Zia Pace e il suo approfondimento drammaturgico si alternano alle prove e allo sviluppo del nuovo lavoro dando vita a un anno intenso di impegni, ma anche di nuove soddisfazioni.
Intanto, sull'onda della straordinaria esperienza del Dirigibile
, prende il via un nuovo progetto promosso dal Dipartimento di Salute Mentale, dal Centro Diego Fabbri e dal Centro Studi Teatrali dell'Università di Forlì: è il Progetto Teatro Aperto, destinato a studenti, giovani operatori sanitari e giovanissimi con problematiche psichiche, che termina con una prova-spettacolo aperta al pubblico alla Fabbrica delle Candele di Forlì. Il progetto, unendo in un laboratorio teatrale sperimentale diverse realtà giovanili del territorio, si impegna a contrastare nel vivo della pratica teatrale lo stigma nei confronti del disagio psichico.
Il laboratorio ottiene un successo e una eco straordinaria. Da qui prende vita un nuovo progetto tra il Dipartimento di Salute Mentale, il Centro Diego Fabbri e il Liceo Classico di Forlì che prevede di realizzare un lavoro teatrale in comune tra gli studenti del ginnasio e gli attori del Dirigibile sul tema del condizionamento mediatico, sulla società dell'immagine e dello spettacolo e dell'apparire a ogni costo, già affrontato in Ceneri della ribalta
.
Le attività creative del Dirigibile
fervono, e a settembre l'opera Zia Pace viene selezionata e presentata alla 12a edizione del Festival del Teatro Sociale Proscenio aggettante promosso dalla FITel Nazionale Cgil, Cisl e Uil.
Nel frattempo si porta a termine l'allestimento dell'ultimo lavoro teatrale Ceneri della ribalta
; che viene presentato in anteprima il 3 dicembre 2010 al Teatro Comunale di Cesenatico.

Undicesimo anno (2011) - Dall'inizio dell'anno si comincia a lavorare a un nuovo spettacolo. In particolare si vuole portare a termine la trilogia su Pirandello. Dopo Ogni testa un tribunale ispirato a Ciascuno a modo suo e a Zia Pace ispirato a Sei personaggi in cerca d'autore si lavora a una nuova opera dal titolo Uno spettacolo sciué sciué, ispirato invece a Questa sera si recita a soggetto: una sgangherata compagnia di teatro tenta di allestire uno spettacolo, ma il protagonismo degli attori, i luoghi comuni dettati dai media e dalla pubblicità e l'incapacità del regista producono solo un'accozzaglia di frammenti animati dall'esibizionismo, dall'onnipresenza dei refusi televisivi e dalla banalità. E così tra contraddizioni e condizionamenti falliscono sia il tentativo velleitario degli attori di emanciparsi da una regia inconcludente sia il progetto poco convincente del regista, anche se cerca disperatamente di sottrarsi dall'ingerenza prepotente del potere. Uno spettacolo squinternato metafora della condizione di estrema confusione valoriale e progettuale in cui si dibatte l'umanità contemporanea. Uno smarrimento cui né la tecnica, né la scienza, né l'arte, né la politica riescono a dare risposta e dove consapevolezza, nuovi stili di vita e libertà d'espressione faticano a emergere, sviliti dalla pressione omologante di una volgare cultura di dominio. Resta solo la speranza dell'imprevedibilità degli eventi e dei rivolgimenti che l'esistenza riserva un po' a tutti.
Contemporaneamente si porta in scena Ceneri della ribalta
, che viene rappresentata al Teatro Testori di Forlì per la Rassegna Babele in costruzione 2011 promossa dal Centro Studi Teatrali e dal Dipartimento SITLeC dell'Università di Bologna Sede di Forlì e dal Centro Diego Fabbri.
Nel corso dell'anno il Dipartimento di Salute Mentale - in collaborazione col Centro Studi Teatrali dell'Università di Bologna Sede di Forlì, il Centro Diego Fabbri e il Liceo Classico Morgagni di Forlì - dà inizio a nuovo progetto per la lotta allo stigma nei confronti del disagio mentale, per una diffusa sensibilizzazione sul tema, soprattutto nei riguardi dei più giovani, e per una ulteriore apertura alla comunità forlivese e alla società civile dell'esperienza del Dirigibile. Il progetto denominato Un Palcoscenico per tutti
prevede l'allestimento di uno spettacolo da realizzare insieme agli studenti del Liceo Classico Morgagni di Forlì. Così, studenti, insegnanti, pazienti e operatori psichiatrici si incontrano a più riprese e formano un nuovo gruppo di teatro chiamato Fuori di banco, nome che - giocando con l'ambiguità semantica dei termini e associando il modo di dire fuori di testa (locuzione solitamente usata per indicare i matti) a un simbolo tipicamente scolastico come quello del banco - proietta un numeroso gruppo di giovanissimi studenti medi fuori dall'ambito puramente scolastico, per farli interagire e lavorare fianco a fianco e senza pregiudizi con i pazienti-attori del Dirigibile. Questo per fondare e diffondere tra le nuove generazioni e attraverso esperienze concrete e creative una coscienza sociale consapevole e solidale. Il progetto ha  un esito straordinario e porta alla realizzazione dell'opera Apparire! Apparire! Apparire! che va in scena con un incredibile successo di pubblico e di critica al Teatro Diego fabbri di Forlì il 20 maggio 2011.

Intanto entrano a far parte del Gruppo di Teatro nuovi utenti e attori, tra cui Daniele e Stefania, che si appassionano immediatamente alle nostre attività catapultandosi nel vivo delle operazioni in corso senza esitazione. Il loro inserimento come attori è immediato ed efficace, prova che il gruppo è ormai abituato e pronto ad accogliere qualunque novità o nuovo inserimento. La sua capacità di accoglienza e di solidarietà è davvero eccezionale, cosa che mostra la straordinarietà dell'esperienza che si vive al Centro Diurno di via Romagnoli. Un'esperienza che ha fatto crescere sotto il profilo umano, psicologico e relazionale ogni singolo componente della Compagnia e del gruppo nel suo insieme, e che conferma, a livello oggettivo e dell'osservazione clinica, l'efficacia del teatro come strumento di formazione e di sviluppo individuale e collettivo, oltre che come un'attività riabilitativa terapeutica che ha quasi del miracoloso.
In breve tempo raggiungono la preparazione degli altri che li spalleggiano con entusiasmo e subito fanno il loro esordio in palcoscenico rivelando uno straordinario talento.
In Luglio infatti Il Dirigibile
- invitato al Festival delle Differenze Teatri Paralleli 2011 che si tiene a Sant'Omero di Teramo - porta ancora in scena Ceneri della ribalta, che ottiene uno strepitoso successo di fronte alla piazza Antonio De Curtis gremitissima di un pubblico particolarmente caloroso e partecipativo.
L'opera viene poi presentata in settembre in Piazzetta della Misura a Forlì per la Rassegna Piazze d'Estate 2011 promossa dal Comune di Forlì e dalla Regione Emilia Romagna.
Intanto si perfeziona Uno spettacolo sciuè sciuè
, che a fine anno, il 7 dicembre, viene presentato in anteprima al Teatro Comunale di Cesenatico per iniziativa del Centro di Servizi per il Volontariato della Provincia Forlì-Cesena e del Comune di Cesenatico.

Nel dodicesimo anno (2012), a fronte di qualche dimissione, entra a far parte del Gruppo di Teatro anche Joël, un giovane 21enne della Costa d'Avorio nato in Italia. Il regista lo chiama subito a far parte della Compagnia, anche perché aveva partecipato anni prima a un progetto teatrale che egli stesso aveva presentato alla Coop Adriatica, che con le offerte dei suoi soci finanzia progetti sociali. Il progetto - che univa ragazzi delle Scuole Medie Inferiori di tutte le nazionalità presenti a Forlì in un'esperienza comune di teatro - era stato selezionato da Don Ciotti che era nella Commissione Giudicatrice dell'iniziativa. Inoltre Joël è un ottimo percussionista, ce l'ha nel sangue.
Il ragazzo viene accolto con gioia da tutti i componenti del Dirigibile
, come un figlio da tempo atteso, e anche come una novità assoluta: è infatti l'unico attore nero della Compagnia. Tutti gli vogliono un bene dell'anima.
Nell’anno si perfeziona l’opera Uno spettacolo sciuè sciuè
, che viene presentata al Teatro Testori di Forlì per la Rassegna Babele in costruzione 2012 promossa dal Centro Studi Teatrali Dipartimento SITLeC dell’Università di Bologna Sede di Forlì e dal Centro Diego Fabbri; alla Rassegna Piazze d'Estate 2012 promossa da Comune e Provincia di Forlì e dalla Regione Emilia Romagna; al Teatro Le Moline di Bologna per la Rassegna Movimenti Teatri della Salute promossa da Arte e Salute Onlus, dall’Istituto Minguzzi di Bologna e dalla Regione Emilia Romagna e al Padiglione delle Feste di Castrocaro Terme per l’edizione 2012 del Festival del Teatro Sociale Proscenio aggettante promosso dalla FITel Nazionale Cgil, Cisl e Uil dove riceve il premio speciale della giuria.
Il successo è, manco a dirlo, strepitoso.

Contemporaneamente gli attori del Dirigibile sono impegnati nella 2a edizione del Progetto Un Palcoscenico per tutti insieme agli studenti del Liceo Classico Morgagni di Forlì coi quali formano la Compagnia Fuori di banco. Come sempre l’obiettivo è combattere lo stigma nei confronti della malattia mentale e della diversità in generale. Dopo una serie di incontri e di prove congiunte che hanno visto pazienti e studenti lavorare fianco a fianco viene realizzato un nuovo lavoro teatrale intitolato Volando sul pregiudizio, che a maggio viene presentato al Teatro Diego Fabbri di Forlì, mentre altri gruppi di studenti di altri Istituti Scolastici Superiori vengono impegnati a lavorare e a discutere sul tema in previsione di coinvolgerli nel progetto l’anno venturo.
Nello stesso tempo si pensa e si lavora a un nuovo soggetto teatrale, che si basa sul vissuto personale degli attori del Dirigibile
e su Oracoli, un testo che Zizzari ha già portato in scena anni prima con giovani universitari di Forlì e pazienti psichiatrici del DSM di Portomaggiore. Ma, su richieste pervenute da più parti, si sceglie di tornare a lavorare su Esperando, un’opera ispirata a Aspettando Godot di Beckett che Il Dirigibile ha portato in scena anni prima con grandissimo successo di pubblico e di critica. Si accantona così il progetto Oracoli per tornare ad allestire Esperando e poterlo rappresentare, come è tradizione fare ogni anno, nella ormai consueta anteprima al Teatro Comunale di Cesenatico, prima di presentarla a un pubblico più vasto nel corso del 2013.
Inoltre Giuseppe Ferrari
, un giovane regista emergente di cortometraggi che vive e opera a Bologna, comincia a interessarsi all’esperienza del Dirigibile (ormai piuttosto nota in Regione e non solo) prendendo a intervistare e a riprendere le sue attività con l’intenzione di realizzare un corto che ne racconti il vissuto, la genesi, il lavoro e la produzione drammaturgica.
In ottobre gli attori del Dirigibile
partecipano all’incontro laboratorio con l’attore comico bolognese Vito, per poi replicare, sempre al Teatro Diego Fabbri di Forlì, lo spettacolo Volando sul pregiudizio realizzato insieme agli studenti liceali.


Nello stesso anno le attività del Dirigibile
e delle altre esperienze teatrali operative in Emilia Romagna vengono raccontate nel testo pubblicato da Negretto Editore di Mantova, intitolato Il Teatro illimitato – Progetti di cultura e di salute mentale, come sintesi del Progetto Regionale Teatro e Salute Mentale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dal Servizio Sanitario Regionale, dalla Associazione Onlus Arte e Salute e dall’Istituzione Minguzzi di Bologna. Il testo viene presentato in una serie di occasioni che diventano motivo di dibattito sul tema Arte, Teatro e Salute, dove operatori e dirigenti sanitari, Istituzioni, terapeuti, familiari, registi e attori si confrontano offrendo spunti e argomenti per un’analisi clinica, artistica e metodologica delle numerose e diverse esperienze teatrali in ambito psichiatrico della Regione. Su questo si prepara per dicembre un convegno per tenere vivo l’interesse delle Istituzioni, dei Teatri e del mondo della Cultura su quello che è ormai diventato un fenomeno artistico-teatrale e di intervento terapeutico di notevole interesse e dimensione.

Il tredicesimo anno (2013) si presenta come un anno pieno di impegni e di partecipazioni. Il Gruppo deve fare ricorso a tutte le sue energie e alla sua esperienza. Il Dirigibile infatti perfeziona e porta in scena Esperando al Teatro Testori di Forlì per la Rassegna Babele in costruzione 2013 (promossa dal Centro Studi Teatrali-Dipartimento SITLeC dell’Università di Forlì e dal Centro Diego Fabbri), alla Rassegna MoviMenti Teatri della Salute di Villa Bianconi a Calcara di Crespellano (Bo) promossa da Arte e Salute Onlus e dalla Cooperativa Ambra Raggio Verde, alla Rassegna Piazze d’Estate 2013 di Forlì, al Teatro Verdi di Forlimpopoli per l’iniziativa Educazione e marginalità promossa dalla Cooperativa Sociale Integrazione e Ricerche Lamberto Valli e dal Comune di Forlimpopoli e a Sant’Omero di Teramo per il Festival di Teatro delle Differenze Teatri Paralleli 2013.

Nel corso dell’anno inoltre Il Dirigibile partecipa al 15° Festival Internazionale delle Abilità Differenti per la 6a edizione del Concorso-Rassegna Open Festival di Carpi e Correggio promossi dalla Coop Sociale Nazareno dove riceve il secondo Premio della Giuria, alla Notte Verde 2013 per l’innovazione responsabile (promossa dai Comuni e dai Poli Universitari di Forlì e Cesena) con una rivisitazione ad hoc dell’opera Ceneri della ribalta dal titolo Progresso ma non troppo e alla 3a edizione del Progetto Un Palcoscenico per tutti (promosso dal Dipartimento di Salute Mentale, dal Centro Studi Teatrali dell’Università, dal Centro Diego Fabbri e dall’Istituto Tecnico Economico Carlo Matteucci di Forlì) formando con gli studenti dell’ITE la Compagnia Senza Barriere e realizzando lo spettacolo Prometeo liberato che va in scena al Teatro Testori di Forlì.
A termine del ricco e impegnativo programma estivo – anche stimolati dal direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Forlì Claudio Ravani
e dalla dirigente del Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli Paola Longhi – si pensa di realizzare uno spettacolo teatrale prendendo spunto dalle considerazioni e dal gradimento che gli utenti del Servizio Psichiatrico hanno espresso attraverso una serie di questionari anonimi sui servizi loro offerti.
Si pensa in questo modo di portare in scena il loro punto di vista. Si comincia a elaborare il nuovo soggetto teatrale, partendo proprio dalle considerazioni fatte dagli utenti sul Servizio. Critiche, osservazioni e proposte vengono rielaborate in chiave teatrale, con un forte accento ironico, che a volte sconfina nella satira e nell’assurdo, anche per dare libero sfogo alle richieste più improbabili e paradossali, amplificate secondo la tecnica dell’iperbole. Tutto calato in una situazione scenica che prova a rappresentare le criticità e le inadeguatezze oggettive del Servizio Pubblico Sanitario; il rapporto (talora conflittuale e polemico, talora dialettico) tra utenti, medici, operatori, istituzioni e strutture sanitarie; e che faccia emergere le reali e più profonde esigenze dei pazienti, le loro aspettative, il loro modo di vedere, le loro critiche e le loro proposte. Piano piano il lavoro prende corpo, fino a trovare quasi da solo il suo titolo: Matto Gradimento
. Naturalmente ci si lavora e ci si prepara per presentarlo al pubblico nel 2014.

con Andrea Soffiantini


Intanto Il Dirigibile
continua a portare in scena Esperando, in ottobre al Teatro dei Segni di Modena per il Festival Màt e per la Settimana della Salute promossa dal DSM di Modena e in novembre a Napoli, ospite dell’edizione 2013 di Futuro Remoto, prestigiosa e storica iniziativa promossa dal Comune di Napoli, dalla Regione Campania e dalla stessa Città della Scienza. L’edizione del 2013 tratta proprio del cervello, umano e non solo, da ogni angolatura possibile, un  affascinante  viaggio tra scienza e fantascienza intorno, dentro e oltre quel particolarissimo organo  che è l’essenza dell’individuo, per esplorare il funzionamento e la simbologia di questo straordinario organo del nostro corpo. Vivo, in continua evoluzione e pieno di energia, organo vitale che permette all’essere umano di fare quello che fa e di essere quello che è.  Tema quanto mai  vicino alle problematiche che vivono gli attori del Dirigibile, che devolverà l’incasso dello spettacolo alla ricostruzione delle strutture della Città della Scienza distrutte da un incendio doloso, sicuramente voluto da un disegno criminoso.  


Come già detto, Esperando è una libera e originalissima rivisitazione (tutta "zizzaresca" possiamo dire) di Aspettando Godot, che Zizzari (regista del Dirigibile) ha scritto e portato in scena con detenute e detenuti della Casa Circondariale di Forlì, con pazienti dei Dipartimenti di Salute Mentale di Forlì, Portomaggiore e Ferrara, con studenti medi di diversi Istituti Scolastici come il Liceo Scientifico di Bagno di Romagna e con altri gruppi di attori. Per questo suo lavoro Zizzari viene invitato, e la sua opera ospitata, alla prestigiosa Mostra Prigionie invisibili dedicata appunto a Samuel Beckett, e in particolare alle rappresentazioni di Beckett in ambito sociale e di confine, soprattutto con riferimento alle esperienze in carcere. La mostra – ideata e curata dal regista giapponese Yosuke Taki, grande esperto e interprete del teatro beckettiano, in esposizione alla Casa del Teatro di Villa Doria Pamphili a Roma dal novembre 2013 al gennaio 2014 – è promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, da Biblioteche e Teatro di Roma Capitale. Scene di Esperando – in particolare quelle dello spettacolo rappresentato dal Dirigibile – vengono mandate a ciclo continuo in una sala dell’esposizione, mentre un pannello fotografico della messa in scena commenta il lavoro campeggiando nell’allestimento insieme a quelli di Rick Cluchey (ergastolano di San Quentin folgorato già nel 1957 dal teatro di Beckett, divenuto regista e graziato per meriti teatrali), Susan Sontag (che ha rappresentato Aspettando Godot tra le macerie di Sarajevo), Giorgia Palombi (che l’ha messo in scena coi detenuti del Carcere di Secondigliano di Napoli), Armando Punzo della Compagnia della Fortezza di Volterra, Gianfranco Pedullà (che opera coi detenuti della Casa Circondariale di Arezzo), Pippo Delbono e Claudio Collovà (che fa teatro coi ragazzi del Carcere Minorile di Palermo). Insomma, una bella soddisfazione e un’altra significativa e prestigiosa partecipazione per il Dirigibile! La Mostra Prigionie invisibili verrà poi presentata in diverse iniziative e città italiane come nel 2015 alla Rassegna Destini Incrociati di Pesaro, promossa dal Ministero dei Beni Culturali, dall’Università di Urbino, dal Dipartimento Cultura di Roma Capitale e dalla Rivista Europea Catarsi Teatri delle Diversità diretta da Vito Minoia, docente di teatro e grande studioso di Teatro Sociale.

Negli ultimi mesi molte cose sono cambiate e stanno cambiando al Centro Diurno di via Romagnoli, che ha voluto ulteriormente diversificare  e potenziare i suoi strumenti di intervento terapeutico ottenendo una serie di risultati davvero positivi, direi straordinari, allargando la rete delle relazioni tra istituzioni locali, realtà sociali, associazioni, utenti e Città. Sono aumentate le attività, ad esempio alcuni utenti partecipano a un gruppo di percussioni diretto dal maestro Paolo Ruocco e che ha preso il nome di Tam Tam Group e che da subito è stato coinvolto negli spettacoli. Altri hanno preso a fare attività fisica continuativa in diverse discipline; molti hanno smesso di farsi accompagnare dai mezzi del Servizio e vanno e vengono autonomamente in corriera; una buona parte degli utenti ha preso a collaborare a diverse iniziative dei quartieri e dei borghi della Città e altro ancora; anche grazie al miglioramento delle condizioni generali di salute del gruppo dei pazienti che da anni partecipa alle attività teatrali.
Ci sono stati poi diversi nuovi inserimenti e dimissioni, queste ultime determinate da motivazioni e evoluzioni cliniche di segno opposto. Qualcuno è stato inserito in comunità più protette, a causa di un peggioramento del quadro clinico, dovuto all’avanzare dell’età e a problematiche familiari.
Le dimissioni di Aldo
invece, l’attore più talentuoso della Compagnia, rappresentano un autentico miracolo, una delle più grandi vittorie ottenute dall’intero staff del Centro Diurno e del DSM nel suo complesso, dalle attività di teatro e da lui stesso. Nel suo caso gli sforzi dei terapeuti, degli operatori, dei familiari, l’esperienza di teatro e il lavoro del paziente-attore su stesso hanno raggiunto il massimo obiettivo, restituendo alla vita e alla società  una nuova persona. La soddisfazione di noi tutti è davvero grande. Aldo infatti, che già da diversi anni vive una relazione stabile e felice con un’altra attrice del Dirigibile, ha preso a lavorare stabilmente e ad avere una vita pressoché autonoma. La sua storia dimostra nei fatti che l’intervento sanitario combinato a un’attività creativa come il Teatro e quindi a un’azione sociale ad ampio raggio più raggiungere risultati davvero straordinari. E se da un lato e a malincuore la Compagnia e il suo regista perdono un grandissimo attore, dall’altro non si può che essere felici, soddisfatti e sentirsi gratificati nel vederlo riconsegnato a se stesso.

Naturalmente, regola del Teatro è che… Lo spettacolo deve continuare!
E così il lavoro del regista, degli attori e della Compagnia nel suo insieme, operatori compresi.

Per il prossimo spettacolo, Matto Gradimento
, che contiamo di presentare al pubblico nel 2014, si appronta l’inserimento nel Gruppo di Teatro dei nuovi arrivati, che per la verità – avendo osservato con viva curiosità, interesse e divertimento le loro compagne e i loro compagni in azione – hanno quasi subito accettato di mettersi in gioco cominciando a partecipare alle prove e ai preparativi dello spettacolo Esperando, che stiamo ancora portando in tournée. Ben due dei nuovi hanno addirittura deciso di venire con la Compagnia per le prossime trasferte, hanno partecipato senza indugi alla lettura e allo studio del nuovo copione e accettato con entusiasmo una parte per quello strano spettacolo che, guarda caso, tratta proprio del loro rapporto col Servizio, coi medici e con gli operatori…

Non si poteva ripartire meglio. E questo soprattutto grazie alla straordinaria capacità di accoglienza e di adattamento, all’empatia, alla disponibilità ai cambiamenti e alla duttilità operativa e artistica che tutti i componenti della Compagnia e il Gruppo nel suo insieme hanno saputo maturare in questi dodici anni di attività teatrali.
A dicembre Il Dirigibile, lo staff del Centro Diurno di via Romagnoli e i dirigenti del DSM di Forlì – in quanto artefici di una delle più significative esperienze teatrali in ambito psichiatrico della Regione – partecipano al Convegno Nazionale sul tema Teatro e Salute Mentale organizzato dall’Istituzione Minguzzi e dal Servizio Sanitario Regionale all’Arena del Sole di Bologna.

Nel corso del convegno viene proiettato un trailer sulla straordinaria esperienza umana e artistica del Dirigibile dal titolo Più leggeri dell’aria, cui il regista e video maker Giuseppe Ferreri stava già lavorando. Il trailer, di forte impatto emotivo e di elevato spessore poetico e cinematografico, ha un successo incredibile. Tanto che da lì a qualche mese Ferreri porta a termine l’intero film documentario sul Dirigibile dal medesimo titolo Più leggeri dell’aria, che sarà poi proiettato in diverse occasioni, anche insieme alle rappresentazioni dei nuovi spettacoli della Compagnia.
Nel 2014, oltre a montare e perfezionare Matto Gradimento
coi nuovi attori che si sono aggiunti alla Compagnia, Il Dirigibile è anche impegnata nella 4a edizione del Progetto Un Palcoscenico per tutti, (sempre promosso dal Dipartimento di Salute Mentale, dal Centro Diego Fabbri e dal Centro Studi Teatrali dell’Università di Forlì) che quest’anno prevede un’esperienza comune teatrale con gli studenti del Liceo Scientifico Statale di Forlì. Nasce così la Compagnia mista Fuori di Classe, composta da quasi 30 studenti liceali e attori del Dirigibile che lavorano per tutto l’anno accademico fianco a fianco per realizzare un’opera sui fenomeni di migrazione e sulle società multiculturali del mondo globalizzato dal titolo Trame migranti, tra l'altro dedicata al regista senegalese e attore del Teatro delle Albe di Ravenna Mandiaye Ndiaye deceduto nel 2014, che va in scena al Teatro Testori di Forlì.

al Convegno Il Teatro Illimitato


Matto Gradimento
va finalmente in scena al Teatro Testori di Forlì; alla Rassegna MoviMenti Teatri della Salute di Villa Bianconi a Calcara di Crespellano (Bo); per la Settimana del Buon Vivere 2014 al Foro Annonario di Cesena; per la Rassegna Internazionale di Teatro Sociale Altre Espressività 2014 al Teatro Kulturni Dom di Gorizia e al Teatro Comunale di Cesenatico. A queste rappresentazioni partecipa come attore ospite anche un paziente del DSM di Bologna, che fa teatro con una delle compagnie del Progetto Regionale Teatro e Salute.
L’opera prende spunto dalle risposte di un questionario anonimo che il Dipartimento di Salute Mentale di Forlì ha sottoposto ai suoi utenti, per avere una loro valutazione sul servizio offerto. La rappresentazione si svolge nella sala d’attesa di un ambulatorio psichiatrico dove alcuni utenti si trovano a socializzare, fino a esprimere liberamente i loro punti di vista sul rapporto coi medici e con gli operatori, con la malattia e col Servizio Pubblico nel suo complesso. Facendolo, tracciano un bilancio della loro esperienza di utenti psichiatrici
,  offrendo – anche se in chiave teatrale e decisamente satirica – un quadro quanto mai attendibile delle reali e complesse problematiche che investono da un lato le persone che vivono un disagio psichico e dall’altro servizi e operatori pubblici chiamati a dare a quel disagio risposte adeguate.
Nel gioco del teatro e delle parti, nel segno del Teatro dell’Oppresso e del Teatro Forum di Augusto Boal, gli utenti-attori fanno emergere istanze, richieste, bisogni e speranze da sottoporre all’opinione pubblica
e alla sensibilità del Servizio Pubblico. Una sorta di manifesto politico dei diritti dell’utente psichiatrico, nel quale si denuncia la persistenza dei pregiudizi nei confronti della sofferenza mentale; si chiede più ascolto e attenzione, di essere trattati con rispetto e alla pari di un qualunque altro cittadino; così come si auspica una migliore qualità dei rapporti umani, di poter ricevere come proprio diritto insindacabile terapie alternative e di poter svolgere attività creative e teatrali per partecipare come tutti alla vita sociale e culturale della propria comunità.


Il quindicesimo anno (2015).
Nel 2015 il gruppo di teatro del Dirigibile, forte anche dell’inserimento di  nuove attrici, continua a portare in tournée Matto Gradimento, che va in scena al Teatro Lolli di Imola nell’ambito dell’iniziativa Promuovere il cambiamento, verso sani stili di vita promossa dal DSM di Imola, al Teatro Comunale La Baracca dei Talenti di Gambettola, alla Sala San Francesco di Ferrara (per un’iniziativa congiunta dei Dipartimenti di Salute Mentale di Forlì e Ferrara, dove prende parte alla rappresentazione anche un attore della Compagnia Fuori le Mura che Zizzari ha formato con i pazienti del Centro Diurno Psichiatrico Maccacaro del DSM di Ferrara) e al Tenda di Modena per il Festival Màt e per la Settimana della Salute promossi dal Dipartimento di Salute Mentale di Modena.
Oltre a questo, il Gruppo lavora a nuove ipotesi di spettacoli da presentare nell’immediato futuro,  per la fine del 2015 e il 2016. La prima idea è un nuovo testo dal titolo Favole, Burattini & Burattinai
, che prende ispirazione dalle canzoni che Edoardo Bennato ha dedicato alle figure e alle avventure di Pinocchio e Peter Pan (e non solo), contenute negli album Burattini senza fili e Sono solo canzonette. Un lavoro che ci dà l’opportunità di riflettere e ragionare intorno al falso dualismo che contrappone, a volte fino alle più estreme conseguenze e in maniera fin troppo rigida, strumentale e ideologica, la follia alla ragione; il sogno alla realtà; la fantasia alla razionalità; l’immaginazione e la creatività al pragmatismo. Ma anche per comprendere il conflitto esistente tra l’idealismo utopico e la scaltrezza interessata e praticona su cui si fonda il pensiero unico del libero mercato; tra la favola, la letteratura, la musica, il teatro e l’arte in generale e le leggi e i bilanci dettati dall’economia; tra la libera ricerca e il marketing, e così via... fino a mettere dialetticamente a confronto la necessità di dover crescere e diventare consapevoli della realtà che ci circonda (vedi Pinocchio) con la necessità di saper conservare la capacità di sognare e immaginare (vedi Peter Pan) compresa la paura e la diffidenza che gli adolescenti provano nei confronti del mondo degli adulti, che spesso li induce a restare a lungo fanciulli.

 
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