<br /> - Michele Zizzari

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Sinossi delle opere

Living duel


Tratta della “competizione” e della “guerra”, della necessità dell’essere forti per forza; dove forti  vuole dire adeguarsi, omologarsi alla maniacale competitività che la società capitalistica, ossessivamente, impone. Una pillola avvelenata, un’amara medicina, da ingoiare e digerire, efficace per tutta la durata della vita, che vaccini contro l’Utopia. Attraverso la rappresentazione di duelli simbolici, l’opera tenta una riflessione sul conflitto generalizzato al quale l’Umanità è assoggettata:  a livello individuale (tra individuo e individuo, tra uomo e donna, tra giovane e anziano, tra superiore e subalterno, eccetera), a livello collettivo e generale (tra classi sociali, culture, etnie, religioni e gruppi ideologici, forze politiche ed economiche, stati, eccetera), a livello universale (tra vecchie idee - custodi spesso crudeli di status quo - e nuove idee - tendenti a un radicale cambiamento che liberi l’esistenza e l’organizzazione sociale dalle logiche di potere e dal ricatto economico).
Le musiche - talora violente, fastidiose e ossessive - esprimono sia lo stressante contesto generale che la paranoica condizione interiore alla quale la maggioranza degli esseri umani è costretta quotidianamente, in un’angosciosa tensione. I protagonisti sono per lo più “ombre mute” in lotta, più o meno rappresentative, prive però di una vera e propria identità: figure, persone, maschere che si agitano e si esprimono “in ombra” dietro un telone, solo attraverso il movimento e l’atteggiamento teatrale  del corpo; le quali - dominate dall’odio, dall’egoismo e da destini pre-registrati - eseguono quasi il contemporaneo commento di una voce fuori campo dai toni alterati che narra e sottolinea le loro vicende sulla scena. Lo scopo è sopraffare l’altro per affermare le proprie ragioni con ogni mezzo necessario (armi, violenza fisica, veleni, parole, tecnologie e chimiche persuasive, eccetera); così come previsto dai comandamenti del libero mercato delle cose, degli uomini e delle loro capacità, delle idee e delle coscienze; fino all’eliminazione del concorrente.

L’opera comincia con il monologo di un uomo che, a modo suo, esprime il disagio e la stanchezza che l’obbligatorietà della competizione, sin dall’adolescenza, gli ha procurato. Provato ed esausto, rifiuta il proprio status di uomo forte  (che gli è stato riconosciuto sulla base delle fatiche e delle rinunce sopportate). Considerato “pazzo”, quindi deviante rispetto alla norma, viene portato via di forza dalla scena, per dare finalmente inizio allo spettacolare agonismo della competizione. Offrendo una chiave di lettura degli scontri imminenti, una voce narrante presenta una serie di duelli. Nel primo duello si affrontano due giovani, belli e forti, simili ed ugualmente armati (espressione di quei poteri emergenti che si contendono il dominio del mondo e del futuro). Mossi dalla stessa sete di potenza, combattono senza esclusione di colpi, finché uno non muoia. Nel secondo un ragazzo e una ragazza litigano animosamente a colpi di tu accusatori. La lite è furibonda e porta inesorabilmente alla fine del rapporto e alla morte di entrambi; perché nel conflitto tra persone nessuno vince e nessuno perde, semplicemente ci si distrugge reciprocamente, nel tormento nel rimorso e nel rancore. Nel terzo, in una sorta di roulette russa giocata con un dado e due pillole (una delle quali è letale), due individui - bevendo del tè seduti al tavolino di un bar - si contendono il diritto al consumo e al benessere, e quindi all’essere, che nell’attuale condizione umana, coincide con essi. In questa sfida il caso, cieco e stolto, gioca un ruolo determinante. Lo scontro ha una valenza anche “chimica”, biologica e tecnologica, di cui la pillola rappresenta un’estrema sintesi: il tipico prodotto della subdola ed efficace invisibilità del dominio; così come sono invisibili le radiazioni nucleari, il silicio dei microchips, le cellule clonate in vitro, i condizionamenti annidati nelle immagini e nelle parole dei mass media, eccetera. In questo tipo di guerra “avanzata” sopravvivrà solo colui che si sarà integrato e “mutato” per assuefarsi al veleno della vita che, scientemente o inconsapevolmente, introiettiamo come droga, come cibo quotidiano, tiranno, artificiale e malefico.

Nel quarto una ragazza in piedi discute con un signore anziano seduto nell’imponente poltrona da manager dietro la scrivania di un ufficio. Lei si ribella al “sermone” con cui l’uomo tenta di ridurla all’obbedienza. La frattura generazionale è fortissima. Da dialettico il confronto diventa fisico, fino a che, aggredita e scacciata, la ragazza va via fieramente, seppur profondamente delusa dall’esperienza vissuta. La ragazza rappresenta la libertà umiliata e negata; l’uomo, invece, incarna i diversi volti dell’organizzazione del potere e del controllo, che sul piano sociale ha l’aspetto e la funzione del “genitore dispotico”, su quello culturale del “falso maestro”, e su quello reale ed economico mostra la faccia del “padrone tiranno”.  
Così come il precedente, l’ultimo duello tratta di un conflitto ancora irrisolto, che vede un giovane dalle presunte “tendenze malsane” impegnato a lottare contro un fantomatico e invisibile “Signore del Futuro”; un “vecchio crudele custode” del potere. Il giovane lo affronta coraggiosamente, armato solo di spada, finché comprende che deve giocarsi il suo futuro diversamente da come l’immane nemico vorrebbe imporgli. Decide così di ricercare nuove strategie, ancora tutte da inventare, nell’incessante conflitto tra il Vecchio e il Nuovo, tra il Male e il Bene, tra la Volontà di Potenza e l’incondizionato Desiderio della Libertà. Nel finale il giovane depone la sua arma sotto la Luna, concedendosi all’Universo che ci sovrasta; e che, seppur specchiandosi in noi (come la luce del Sole fa sulla Luna rendendola lucente) mostra un’immota indifferenza nei confronti della umana frenesia. Da lì, da quel “silenzio freddo e blu” tutto il fracasso dei “Signori della Guerra e della Terra” appare (così come fa notare anche Hofmann) l’irrilevante e impercettibile fruscio di un granello di sabbia sospinto dal vento sopra un deserto.

Living Duel è stata rappresentata nell’ambito della Rassegna eatrale Dei delitti e delle penne 1997 al Centro Giovani Casa Pomposa di Rimini.


 
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