<br /> - Michele Zizzari

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Sinossi delle opere

Oracoli


Oracoli è il tentativo di creare – attraverso una deflagrazione di frammenti narrativi e suggestioni surreali – una rete di collegamenti tra istinto e ragione; tra fantasia, sogno e realtà; tra desideri e circostanze concrete; tra la dimensione privata, soggettiva, individuale e quella pubblica, oggettiva, collettiva; tra le aspettative personali e la dimensione globale, e perfino universale. Una rete come trama di un improbabile ponte di comunicazione tra le nostre origini, il presente che viviamo e quel che potrebbe essere il futuro. Dai rituali collettivi sciamanici, capaci di unire ed esortare intere comunità a danzare ad esempio per la pioggia e la fertilità, fino all’esplosione delle singole narrazioni soggettive tipiche dell’urgenza individualistica contemporanea.
Una sequenza di storie in apparenza slegate che, simili a oracoli, si fanno interpreti del passato, del presente e del futuro. E non a caso
si fa riferimento a divinità e a lingue arcaiche: l’antica lingua egizia, la maya, quella sumera dell’Epopea di Gilgamesh e quella babilonese, fino a giungere al nostro linguaggio comune, con cui ci esprimiamo quotidianamente. In particolare è citato l’Enuma elish, l’inno che il sommo sacerdote "re-citava" dinanzi alla statua di Marduk, a Babilonia: metafora di una Babele che non è affatto caos, ma rispetto e accoglienza delle differenze e delle innumerevoli narrazioni che compongono insieme l’esperienza esistenziale dell’umanità.
Tutti hanno un proprio mondo dentro di sé, urgenze, gioie e dolori, speranze e preoccupazioni, aspirazioni ed esigenze specifiche legate alle circostanze e alle esperienze vissute, al contesto e alle condizioni in cui si vive; e che si ha voglia di testimoniare, raccontare, comunicare e confidare a qualcuno o agli altri.
Come gli antenati - di fronte all’altro da sé, alla morte e all’ignoto - invocavano il favore e la clemenza delle forze naturali, considerate come Dei responsabili delle sventure come della buona sorte, anche noi nutriamo buoni propositi e serie apprensioni, speranze e paure, desideri e disagi.

C’è chi desidera essere lasciato in pace nel suo mondo e nel suo ambiente senza essere travolto dal progresso, dall’economia e dal mercato globale o da stili di vita imposti dall’alto da altri; chi non vuole essere schiacciato da maggioranze omologate; chi preferirebbe vivere secondo un ritmo diverso; chi semplicemente cerca comunanza e amore; chi vuole sentirsi vivo e provare emozioni; chi desidera un lavoro che piaccia e rispecchi le proprie attitudini; chi teme di essere messo da parte dai mutamenti culturali; chi inseguendo un desiderio infantile inesaudito sarebbe felice per una bibita fresca o un ghiacciolo consumati all’ombra di un albero; chi vorrebbe viaggiare; chi vivrebbe felicemente nell’ozio; chi vuole conquistare la propria indipendenza e autonomia dalla famiglia, dal contesto o dal disagio psichico, fisico o sociale che vive; chi spera in un mondo migliore e chi spera che il cielo sia sempre più blu.
Facce di un’umanità molteplice e desiderante che si presentano come un insieme di aspettative e di storie solo in apparenza slegate, ma tutte alla ricerca di comprensione, di un po’ di attenzione, di una prospettiva, di una piazza, di una platea disposta a prestare premurosamente il suo orecchio. Ciò presuppone però la disponibilità all’ascolto, e spesso l’unico modo per vedere chiaro dentro di sé consiste proprio nel rivolgersi a chi sa ascoltare.


In
Oracoli ad ascoltare e ad accogliere queste istanze individuali è un insolito Oracolo, una sorta di Sibilla Cumana alla buona, una veggente da festa in piazza, che non teme però di tentare una risposta e una scaltra lettura delle questioni che le vengono rivolte. Una lucida saggezza le concede il dono di vedere oltre il particolare racconto e il desiderio individuale che le viene espresso. Le sue risposte sibilline azzardano visioni profetiche e denunciano inadeguatezze, contraddizioni e ingiustizie, collocandosi al di là delle circostanze e delle aspettative soggettive, riconsiderate in una prospettiva più ampia, spesso ribaltata e spiazzante rispetto al punto di vista comune.


Oracoli
va in scena nel 2009 alla Sala Estense di Ferrara (nell’ambito del Progetto La società a teatro promosso dal Centro Servizi per il Volontariato, dall’Assessorato alla Salute e Servizi alla Persona e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara, in collaborazione con l’Università e altri Enti) e al Teatro Lolli di Imola in occasione dei 20 anni della Ca’ de’ venti (dedita al disagio psichico) e integralmente ripresa dalla troupe televisiva che ha girato proprio a Imola la fiction su Franco Basaglia C’era una volta la città dei matti di Marco Turco (con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini) prodotta dalla RAI, alla quale hanno attivamente preso parte gli attori delle compagnie Il Dirigibile (formata da pazienti del DSM di Forlì) e Gli Attivi Compagni (formata da pazienti del DSM di Portomaggiore) dirette e fondate da Zizzari.

L’opera viene poi presentata nel 2015 al Teatro Kulturni Dom di Gorizia per l’edizione 2015 della Rassegna Internazionale di Teatro Sociale Altre Espressività e nel 2016 al Teatro Comunale di Gambettola; al Teatro Testori di Forlì per la 1a edizione dell’iniziativa Il valore del Dono e del Volontariato, promossa dal Comitato del Dono, formato dalle Associazioni di Volontariato dell’AssiProv di Forlì-Cesena; al Drama Teatro di Modena per il Festival Màt e per la Settimana della Salute 2016 di Modena e a Imola. Una nuova versione di Oracoli viene poi messa in scena ancora al Teatro Comunale di Cesenatico dalla Compagnia dell’OltreBanco, formata dai pazienti-attori del Dirigibile e da studenti del Liceo Scientifico Statale di Cesenatico, per la 5a edizione del Progetto Un Palcoscenico per tutti che impegna studenti e pazienti psichiatrici in un’esperienza teatrale comune.


Altra sinossi di
Oracoli


Oracoli
rappresenta un’umanità che s’interroga sul futuro, alla luce di un presente problematico, segnato da forti contraddizioni sociali, da un’insoddisfazione esistenziale latente e da serie preoccupazioni ambientali. Questo presente problematico viene espresso da una serie di personaggi che si raccontano in maniera diversa, chi in forma esplicita chi in forma poetica o simbolica. Un presente in netto contrasto con lo spirito delle origini, rappresentato nell’opera da un rito tribale officiato da tre donne sciamano, durante il quale vengono invocati la pioggia e divinità immanenti di diverse civiltà arcaiche. Un passato contraddistinto da quel legame profondo con la terra e l’ambiente naturale, tra gli individui e le comunità di appartenenza che oggi sembra inesorabilmente smarrito. La crisi di questo legame procura (sia a livello individuale che collettivo) disagi e conflitti continui, spesso irriducibili e difficili da spiegare e risolvere.
Una crisi ormai globale che minaccia addirittura il Pianeta. In effetti l’insieme complesso dei bisogni individuali e l’individualismo (a ogni livello e in ogni campo) sono talmente cresciuti, alimentati e indotti come sono in modo abnorme e virtuale e slegati dalla vita reale, che risultano ormai incompatibili con le necessità collettive, e difficilmente sostenibili dal Pianeta e dal sistema economico e sociale che ci siamo dati.  Si tratta quindi di una riflessione su cosa e come eravamo, su cosa siamo diventati e su cosa saremo, e anche su cosa faremo per ristabilire un equilibrio ragionevole tra le urgenze collettive e ambientali e le istanze individuali sempre più pressanti, esasperate dall’affermazione personale e da un diffuso senso d’onnipotenza.

Oracoli sta per previsione, per invocazione, ma anche per preghiera. Una preghiera rivolta all’opinione pubblica (a teatro personificata dal pubblico) nella speranza che per il futuro l’umanità possa compiere le scelte più giuste. Una preghiera per cambiare. Dopo il rito tribale iniziale il disagio esistenziale del mondo contemporaneo conquista la scena.
I personaggi si alternano l’uno all’altro nel tentativo di trovare una risposta o una soluzione alle narrazioni e ai drammi personali, anche ricorrendo alla presunta saggezza delle donne sciamano, diventate intanto strani oracoli, un po’ chiaroveggenti da festa in piazza e un po’ donne di vita che la sanno lunga. Le risposte delle indovine però (al contrario di quelle truffaldine di tanti maghi e maghe delle tivù commerciali) non sono né rassicuranti né indulgenti, non vendono illusioni, anche quando elargiscono buoni consigli. Le loro osservazioni, dettate dal buon senso e dall’esperienza, fotografano i nostri difetti, quegli atteggiamenti distorti e incoerenti con cui affrontiamo le circostanze della vita. I loro moniti sono sinceri, lucidamente profetici, come i bollettini degli scienziati sullo stato di salute del Pianeta. Oracoli indica nell’Amore, nella capacità di condivisione, nel rispetto degli altri, della Vita e della Natura l’unica soluzione possibile…

Oracoli va in scena nel 2009 alla Sala Estense di Ferrara (nell’ambito del Progetto La società a teatro promosso dal Centro Servizi per il Volontariato, dall’Assessorato alla Salute e Servizi alla Persona e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara, in collaborazione con l’Università e altri Enti) e al Teatro Lolli di Imola in occasione dei 20 anni della Ca’ de’ venti (dedita al disagio psichico) e integralmente ripresa dalla troupe televisiva che ha girato proprio a Imola la fiction su Franco Basaglia C’era una volta la città dei matti di Marco Turco (con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini) prodotta dalla RAI, alla quale hanno attivamente preso parte gli attori delle compagnie Il Dirigibile (formata da pazienti del DSM di Forlì) e Gli Attivi Compagni (formata da pazienti del DSM di Portomaggiore) dirette e fondate da Zizzari.

L’opera viene poi presentata nel 2015 al Teatro Kulturni Dom di Gorizia per l’edizione 2015 della Rassegna Internazionale di Teatro Sociale Altre Espressività e nel 2016 al Teatro Comunale di Gambettola; al Teatro Testori di Forlì per la 1a edizione dell’iniziativa Il valore del Dono e del Volontariato, promossa dal Comitato del Dono, formato dalle Associazioni di Volontariato dell’AssiProv di Forlì-Cesena; al Drama Teatro di Modena per il Festival Màt e per la Settimana della Salute 2016 di Modena e al Teatro Lolli di Imola. Una nuova versione di Oracoli viene poi messa in scena ancora al Teatro Comunale di Cesenatico dalla Compagnia dell’OltreBanco, formata dai pazienti-attori del Dirigibile e da studenti dell'Istituto d'Istruzione Superiore L. Da Vinci di Cesenatico per la 5a edizione del Progetto Un Palcoscenico per tutti che impegna studenti e pazienti psichiatrici in un’esperienza teatrale comune.

 
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